Fiera&Gazzetta, i simboli di una Bari che si riconosce sempre meno. Serve una chiara visione del futuro

Il tempo passa per tutti, ma non tutti riescono a stare al passo coi tempi. I motivi possono essere molteplici: una crisi economica, un cambiamento di tendenze, ma anche e soprattutto una mancanza di visione imprenditoriale e manageriale a medio-lungo termine. Questa è una pecca che da sempre penalizza il sud Italia rispetto al resto del paese e Bari non fa eccezione. In silenzio, nell’indifferenza generale e senza – almeno sin qui – aiuti concreti, la nostra città perde o vede ridimensionare via via i suoi simboli.

La Banca Popolare di Bari (una brutta storia di cui si è già parlato tanto), Via Sparano (un po’ meno strada dello shopping, con più bar e ristoranti rispetto al passato e la chiusura di Hermes), il Bari (che da tre anni non è più in mani baresi e dai tempi di Matarrese non vede più la A), ma anche e soprattutto Fiera del Levante e Gazzetta del Mezzogiorno. Per gli ultimi due casi citati tanto ci sarebbe da dire: due simboli storici che ancor di più rappresentano Bari in tutta Italia e non solo. Un vanto, un motivo d’orgoglio: chi di noi non ha mai fatto i conti con una giornata settembrina in compagnia della propria famiglia in qualche padiglione o con la lettura del noto quotidiano la mattina, magari al bar, prima di sorseggiare un caffè? Sono cose che ti entrano dentro, che fanno parte della quotidianità. È una parte di te che, inspiegabilmente, viene meno. Inspiegabilmente perché la loro fine proprio inevitabile non era: si poteva raddrizzare la rotta, si poteva salvare tutto. Ma sono mancate le idee, la voglia e la capacità di reinventarsi, rinnovarsi. È mancato un piano organizzativo (in Fiera ad esempio qualcosa di maggiormente settoriale come avviene a Bologna o Verona) per stare al passo coi tempi. Il resto, sicuramente, l’ha fatto il Covid: ma la pandemia ha solo avuto il demerito di aver accelerato dei processi che sarebbero stati inevitabili. Certo, quella della Gazzetta, va precisato, non è stata una crisi dovuta ad un crollo di vendite o editoriale, ma è una magrissima consolazione. Insomma, non è un 2021 di cui andare particolarmente fieri. E ciò che fa più male è vedere una Bari che si riconosce sempre meno in sé stessa. Ma se una terra perde i suoi simboli, inevitabilmente perde a lungo andare anche una sua identità. Ed è, questo, un male da estirpare.

Di tornare, entrambe, torneranno. Ma in che modo, con quali prospettive? Serviranno chiarezza, concretezza e dignità prima di tutto. Adesso siamo alla resa dei conti. Non tutto è perduto, ma alle parole delle istituzioni e della politica devono seguire i fatti. Volere è potere da sempre.

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