La gazzetta

Nel giro di pochi giorni abbiamo visto cadere la Fiera e la Gazzetta del Mezzogiorno. Mi si dirà “sono solo simboli”; ma i simboli sono tali proprio perché dietro c’è un mondo. Mi si dirà che “si sapeva”; ma se lo si sapeva forse qualcosa si poteva fare. Mi si dirà che “sono cose vecchie e superate nell’era digitale”; ma anche il sole, il mare, le cattedrali, san Nicola, i castelli e il buon cibo li abbiamo da millenni e vanno alla grande!
La caduta di quei simboli nasconde in realtà la caduta del mondo che monopolizza ancora la vita economica, politica e sociale e quindi impedisce la nascita di quel “nuovo” che il cambio del millennio ha già portato qui tra noi di cui la classe politica ed intellettuale non si è ancora avveduta. La Gazzetta è vissuta per più di un secolo assecondando il potente di turno; prima il Regno, il fascismo, il regime dei sacrestani, quello dei nordici monopolizzatori della seconda repubblica. Una condizione di soggiacenza che rappresenta benissimo lo stato di soggiacenza dell’intero sud al potente di turno. E rappresenta benissimo lo stato di soggiacenza della maggior parte della classe politica locale. Una soggiacenza quasi necessaria e funzionale al mantenimento dello statu quo voluto da altri per noi. Al più si chiede una fetta in più della spesa pubblica o del recovery prossimo venturo a diretto beneficio della classe dirigente locale.
La caduta della Gazzetta avviene peraltro dopo la perdita delle più grandi saline di Europa, di un enorme numero di imprese, di milioni di ulivi salentini, della più grande banca del Sud … il cui dissesto non poteva non essere noto alla Gazzetta la cui dirigenza beneficiava di un rapporto di stretta amicizia (e di alcuni favori) con il management oggi sotto processo.
Quindi questa chiusura va letta certamente come la sconfitta del vecchio ed ancora esistente sistema di potere ma anche come una liberazione di quella che potrebbe essere una grande testata meridionale dalla tutela del mondo opaco che la dominava. Quindi questo, è un grande giorno per i baresi e i meridionali che andrebbe valorizzato con la rifondazione di quella testata che non deve più essere ispirata a convenienze e interessi contigui al potente, ma la vogliamo in grado di immaginare e proporre un futuro diverso da quel passato che da sempre è stato uguale a sè stesso e che è la nostra prigione. Per tornare ad avere una nostra banca, una economia in grado di crescere con le proprie forze, un pensiero e un modello di vita già ampiamente visibile ed implicito nella nostra vita di tutti i giorni ma che non è stato capito né rappresentato se non dalle orecchiette e le focacce e le cozze pelose che lor signori credono e credevano fosse l’inizio e la fine della nostra cultura.
CANIO TRIONE

Promo