Anche al nord Flavia Annese non abbandona l’amore per lo sport

Abbiamo raggiunto Flavia Annese e ci siamo fatte raccontare qualcosa di lei, del suo amore per lo sport, sua grande passione, e della sua vita.

“Mi chiamo Flavia, ho 27 anni, sono un maresciallo dell’aeronautica e gioco a futsal. Quando uno sport rientra nelle prime parole che usi per descriverti capisci che non può più essere considerato una semplice passione, ma un lato di sè che va necessariamente preso in considerazione in ogni scelta di vita; questo il motivo per il quale, nel momento in cui ho saputo di dovermi trasferire a Milano per motivi lavorativi, ho subito vagliato le possibili opzioni sportive.
Avere la possibilità di giocare in una squadra come il kick off, una delle compagini più longeve e blasonate del panorama italiano, è un onore ed un grande stimolo. Il progetto avviato dal sodalizio milanese è nuovo, il roster è stato quasi totalmente rivoluzionato, solido e lungimirante. La società ha puntato sul giusto mix di giocatrici esperte e giovani di grandissime prospettive, in questo contesto sono convinta di riuscire a crescere e dare il meglio di me, per contribuire agli obiettivi di gruppo e per ripagare la fiducia del mister e di tutta la dirigenza, che approfitto per ringraziare.
A proposito di ringraziamenti, ci tengo a rivolgere i miei più sinceri alla società del Bisceglie femminile, per la collaborazione nell’operazione e soprattutto per gli splendidi anni passati insieme.

Ci siamo fatte anche raccontare qualcosa del suo lavoro, che l’ha portata a lasciare la Puglia.
“L’esperienza in aeronautica non riguarda esclusivamente il lato professionale, che dal lato pratico inizierò a toccare realmente con mano a Cameri, ma anche quello umano. Gli studi per raggiungere il grado di maresciallo mi hanno costretto ad allontanarmi da casa, dai miei affetti e in più in generale dalla mia comfort zone. Sicuramente un ambiente diverso mi ha richiesto spirito di adattamento e responsabilizzazione, ma almeno le regole e la rinomata disciplina militare, però, non mi sono state totalmente nuove.
Chi pratica uno sport di squadra può facilmente trovare un parallelismo con la gerarchia che c’è in uno spogliatoio, nell’ accettazione delle decisioni del mister anche quando indigeste, con il rispetto delle regole per tutelare il gruppo e allo stesso tempo come strumento di esaltazione del singolo, solo in un gruppo sano, coeso e disciplinato l’individuo può esprimere il suo massimo potenziale. Lo sport mi ha aiutato e mi è stato maestro di vita anche per ciò che riguarda la mia professione”.
Noi non possiamo che auggurarle grandi soddisfazioni in ambito professionale e sportivo.

Paola Copertino

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