Trent’anni fa lo sbarco della Vlora a Bari di 20mila albanesi: il ricordo

Ci sono date che segnano e che restano nella storia. Ed in Italia, in particolar modo in Puglia, quella dell’8 agosto 1991 ha segnato un prima e un dopo su un tema che negli anni a venire sarebbe diventato non solo delicato, ma anche spesso e volentieri oggetto di tristi propagande e non solo. Ossia quello dell’immigrazione. Un fenomeno praticamente sconosciuto nel Belpaese o davvero marginale e privo di alcuna legislazione, almeno fino a tutti gli anni ottanta: questo perché gli italiani, soprattutto quelli del meridione, erano sono sempre stati emigranti. Ma il benessere con un po’ di impegno e migliorie generali era (ed è, malgrado tutto e nonostante gli ultimi anni di crisi) diventato di casa da queste parti.

L’8 agosto 1991 una imponente ondata migratoria proveniente dall’Albania fece infatti l’ingresso presso il porto di Bari. La nave, la Vlora, era inverosimilmente gremita da ventimila albanesi: una folla da stadio, tra questi anche Cledi, ballerino che poi sarebbe giunto alla ribalta nazionale tramite ‘Amici’, noto programma delle reti Mediaset. Oppure Edgar Cani, calciatore che nel 2013/14 avrebbe indossato con profitto la maglia dei galletti, spingendoli ad un passo dalla Serie A. Un evento che in qualche modo riconciliò le storie di Italia ed Albania: paesi uniti, coesi, vicini. Con un processo di integrazione che è riuscito felicemente. Non fu tuttavia un episodio inedito in Puglia: le prime avvisaglie furono registrate a marzo 1991, presso il porto di Brindisi. Furono gli effetti della caduta del regime comunista di Hoxha, durato fino al 1990. E l’Italia divenne ben presto una sorta di terra promessa.

E dire che la stessa Vlora fece un percorso decisamente lungo. Perché prima di approdare a Bari, la nave era in realtà reduce da un lungo viaggio a Cuba, essendo carica di zucchero di canna. Al suo arrivo a Durazzo, le ventimila anime albanesi presero di petto la situazione e, durante le operazioni di scarico della merce, salirono a bordo creando un precedente impensabile. La nave in un primo momento avrebbe dovuto essere dirottata ancora una volta verso Brindisi, ma ci fu il diniego da parte delle autorità locali. Così, l’arrivo nel capoluogo divenne inaspettato: la nave attracca presso il Molo Carboni e qualcuno – sia per il caldo, per l’insufficienza di spazio che per cercare di sfuggire ai controlli – si gettò in acqua e provarono a darsi alla fuga. Dove sistemare, però, una folla così imponente? Come soluzione fu scelto lo Stadio Della Vittoria, abbastanza grande per poterli accogliere tutti ma anche in stato di abbandono causa trasferimento della squadra di calcio nel nuovo ‘San Nicola’. Molti, però, tornarono a casa: appena 1500, tra l’altro richiedenti di asilo politico, furono ammessi e da allora tra Italia ed Albania furono stipulati vari accordi per favorire l’immigrazione regolare a discapito di quella clandestina. Ma la storia fu fatta ed il segnale lanciato: l’Italia aveva a che fare con un nuovo fenomeno sociale.

Il grido d’aiuto degli albanesi non rimase inascoltato. La grande solidarietà dei baresi (cosi come l’intervento di prefettura, forze di polizia e forze armate) non mancò anche se la nota dolente non tardò ad arrivare. Enrico Dalfino, l’allora sindaco di Bari, ebbe un contrasto notevole con l’allora presidente della repubblica Cossiga.  “Ringrazio – disse, riportando il virgolettato de ‘La Repubblica’ dell’epoca – le autorità di governo, la prefettura, le forze di polizia, le Forze armate, i volontari e i cittadini di Bari per l’ opera puntuale e intelligente che essi hanno svolto in un evento che poteva assumere caratteri di grande delicatezza sotto il profilo umano, politico, della sicurezza e anche delle relazioni internazionali. Non ringrazio, invece, il comune di Bari, né tantomeno ringrazio il sindaco le cui dichiarazioni sono semplicemente irresponsabili. Mi dispiace – che questa città, così generosa, abbia un siffatto sindaco. Mi auguro che questi abbia la decenza di chiedere scusa alle autorità di governo. Se così non avverrà, sarà mia cura, come capo dello Stato, chiedere al governo la sua sospensione dalla carica”. Cosi la risposta del primo cittadino barese: “Anche quando Adamo fu cacciato dall’ Eden sapeva di che cosa doveva rispondere. Quando saprò di cosa dovrò chiedere scusa, se effettivamente valuterò riprovevole questo mio comportamento sul piano morale e giuridico, chiederò scusa. Voglio solo ricordare, e l’ ho fatto con un telegramma al ministro Scotti, che il comune di Bari era perfettamente d’ accordo sul rimpatrio degli albanesi e che ringrazia l’ operato delle forze dell’ ordine. Non riesco quindi ad immaginare di quale atto devo chiedere scusa, salvo che non si tratti delle semplici ricognizioni di fatti avvenuti, da me sottolineati e riportati dalla stampa”. Tensioni che poi rientreranno, ma questa è un’altra storia. Ma a distanza di trent’anni il legame tra Italia ed Albania è più vivo e vivace che mai.

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