A tu per tu con un giovane e talentuoso artista: Giuseppe de Palma

La prima impressione che si ha ammirando le sue tele è che l’artista abbia molti di più dei suoi anni per maturità artistica e personale.
L’abbiamo quindi spiazzato e abbiamo scherzato con lui che si è rivelato veramente tanto simpatico oltre che dotato artisticamente. Di seguito la nostra intervista:

Giuseppe, ci racconti com’è nata la tua passione per l’arte?
Penso che un interesse per l’arte, intesa come forma di attività umana creativa e che comprende la musica, la pittura, la danza, l’architettura, ecc.., sia abbastanza comune in tutti noi, la voglia di appagare i vuoti del nostro animo umano con le più disparate emozioni che queste attività possono suscitare, penso sia qualcosa di straordinariamente bello e che dobbiamo preservare a tutti i costi, poiché ci permette di far funzionare una mente che troppo spesso cade appisolata nella quotidianità.
Per quanto riguarda invece la mia personale inclinazione per la pittura e per il disegno, credo sia nata con me, credo che tutti i talenti, intesi come doti o inclinazioni di una persona, non possano non essere insiti da sempre nell’individuo, magari, anzi sicuramente affiorano man mano che questo incontra l’esperienza, la vita e la quotidianità. Personalmente da quando ne ho memoria ho sempre tenuto in mano la matita poiché alla fine mi ha permesso di esprimermi, come farebbe qualsiasi persona con la parola. La raffigurazione è in sé un tipo di linguaggio e come tale comunica con la gente che gli sta attorno.

Chi ti ha spinto a coltivare il tuo indiscutibile talento?
Credo sicuramente che i primi input mi siano arrivati dai miei genitori, entrambi, seppur non avendo mai lavorato nel mondo dell’arte, hanno sempre custodito una certa simpatia e predisposizione per essa che ovviamente mi é stata trasmessa sin dai primi anni.
Devo questa voglia di andare avanti, anche ad una mia professoressa della scuola media, Maddalena Piccinni che nel mio percorso legato puramente alle istituzioni scolastiche é stata tra le poche a consegnarmi le proprie conoscenze ed esperienze accumulate nel tempo.
Ovviamente poi ho potuto conoscere il mio maestro Filippo Cacace, che trasmettendomi, oltre alla tecnica, la passione e l’entusiasmo per questa materia,ha fatto sì che io potessi farla diventare parte della mia vita.
Oltre a questo, se non ci fosse stato in primis il bisogno da parte mia di “parlare” con la matita ed il pennello niente di questo sarebbe stato utile.

Tu sei molfettese, ma hai lasciato Molfetta per studiare a Firenze, dove hai trovato ispirazione per le tue opere.
Diciamo che ho sempre avuto il bisogno di uscire dalla mia città, forse in risposta ad un provincialismo che a volte si fa ancora troppo opprimente, sin dalla fine della scuola media presi la decisione di muovermi a Bari per frequentare il liceo artistico nella sezione di architettura, questa esperienza, dal punto di vista caratteriale, è stata molto utile poiché ha permesso il confronto con altri ragazzi e ragazze che mi somigliassero anche artisticamente. Durante questo percorso di cinque anni, ho avuto la possibilità di conoscere e apprendere da diversi maestri, tra questi, oltre a Cacace, anche Renato Nosek, grande esponente di una pittura dai retaggi veneti del 600, e Cesar santos esponente invece della nuova figurazione contemporanea.
Grazie soprattutto a quest’ultima esperienza ho potuto ammirare l’ambiente fiorentino che già cinque anni prima, in un viaggio, mi aveva colpito e catturato tanto da restare come obiettivo fisso nella mia mente. Firenze per me è un luogo magico, vieni travolto da una bellezza che non ha eguali e contemporaneamente perdi la cognizione del tempo storico in cui ti trovi, non esistono vecchio o nuovo, ma solo un vortice di umanità, un’umanitá che ha dato giustizia al proprio pensiero trasformandolo in qualcosa di grande.
Qui a Firenze ho deciso, l’anno prossimo, di intraprendere gli studi Accademici presso la “Florence Academy of Art” istituita e diretta dal maestro Daniel Graves e che si pone l’obiettivo di riportare il volto della scuola al suo concetto primario, quasi di bottega, rendendo onore e giustizia ai grandi maestri che hanno insegnato soprattutto a Firenze.

Gran parte della tua produzione fino ad ora è caratterizzata dal ritratto. Come nascono, su commissione o scegli tu i soggetti?
È vero molti dei miei dipinti sono ritratti, ho un certo rapporto tormentato con essi, trovano sicuramente una certa “simpatia”da parte mia, ma allo stesso tempo sono molto complicati (almeno per me), il ritratto non è semplicemente una copia, o meglio un’imitazione del soggetto che sta dinanzi a noi, ma è il risultato di due anime che si incontrano, se si incontrano, e se si incontrano anche al pubblico arriva qualcosa.
Il primo ritratto che feci fu di una mia compagna di classe che scelsi, poiché aveva una certa affinità col significato del dipinto, era infatti una riflessione sulla caducità della bellezza, la bellezza umana che sfida quella di una rosa quasi a voler superare la natura stessa delle cose che a volte è tanto perfetta e bella.
Poi da quel ritratto sono state diverse le commissioni che ho ricevuto e che sto continuando a ricevere, in ognuna di esse, sia che lavori dal vivo, sia che scatti una foto da cui prendere spunto mi piace conoscere la persona, parlarci, osservare i suoi comportamenti in modo tale che poi dalla tela traspaia il soggetto nella sua completezza.

Chi sono i tuoi maestri?
Maestro, per me, è quella persona che con la stessa umiltà con cui ha imparato dona al ragazzo o comunque alla persona inesperta tutto se stesso, senza plagiare il suo pensiero ma sfruttando, al massimo delle sue potenzialità, le capacità di quest’ultimo. Quindi Maestri per me, come ho già accennato sono stati e sono tutt’ora diversi, a partire da Filippo Cacace, pittore molto conosciuto in Puglia e non solo, allievo a sua volta del grande Riccardo tommasi Ferroni (1934-2000) ; dalle sue lezioni ho appreso la Tecnica della grisaglia nella pittura ad olio iniziando a comprendere le varie possibilità espressive di quest’ultima, poi Renato Nosek, Rocco Normanno, Cesar Santos e ancora molti altri; loro poi mi hanno permesso di conoscere altri grandi maestri del passato che continuano con la stessa forza, attraverso i loro dipinti,a dirci molto, alcuni tra questi grandi nomi sono: Leonardo, soprattutto il Leonardo dei disegni e degli studi, Michelangelo, Raffaello, il Ghirlandaio meraviglioso degli affreschi, il Bronzino e poi ho una particolare adorazione per Rubens, Rembrandt, Tiziano e William Adolphe Bouguereau, fino ad arrivare a grandi maestri più contemporanei come Riccardo Tommasi Ferroni e Pietro Annigoni.
So che ora come ora molti possano pensare ad un certo tipo di pittura figurativa come vecchia o passata di moda, ma io penso che in un mondo in cui la libertà espressiva viene rivendicata sempre con più forza, io come molti altri miei coetanei e colleghi, rivendichiamo, anche con questo tipo di rappresentazione, una certa voglia di esistere indipendente dalle mode del tempo e dalle culture imposte nelle istituzioni. Vogliamo sentirci liberi di essere noi stessi senza preoccuparci di appartenere all’uno o all’altro panorama artistico creando una pittura che sia atemporale e vera.

Ci sono episodi particolari legati alla tua passione? Siamo curiosi. Dai, racconta
Un periodo straordinario fu l’anno in cui visitai sia Roma che Firenze, due città straordinariamente ricche e belle, ma sono a mio parere come due persone molto diverse tra loro, nella prima infatti io ci ho trovato lo sfarzo eccentrico ed estroverso, nell’altra una timidezza che però nasconde un carattere forte e sicuro; entrambe poi posseggono una capacità ammaliatrice e romantica molto forte che mi ha lasciato esterrefatto.
Un episodio curioso, è accaduto invece l’anno scorso: avevo partecipato ad un concorso ed eravamo tutti alla cerimonia di premiazione dove avremmo scoperto da lì a poco,i vincitori, quando chiamarono il mio nome per il secondo posto e fecero vedere il dipinto con cui partecipai, raggiunsi il palco, ma le persone del pubblico continuavano con lo sguardo a cercare l’autore dell’opera, quando mi chiesero chi fossi rimasero stupiti dalla mia risposta perché, non so come , si aspettavano una persona molto più adulta di me.
Altre volte invece è capitato (come capita a tutti coloro i quali si cimentino nella ritrattistica) che nell’elaborazione di un volto, il soggetto chiedesse magari di alleggerire o eliminare alcune rughe sul proprio volto e magari ritrovare quell’idea più giovanile di se stesso; purtroppo il ritratto è complicato anche per questo motivo.

Sei un ragazzo, oltre la pittura hai altre passioni?
Non posso dire di avere altre passioni oltre la pittura, gli interessi invece sono molti, primo tra tutti è l’ascolto della musica, molto spesso, quando nei miei dipinti devo affrontare certe tematiche mi aiuta molto ascoltare musica, mi permette di immedesimarmi di più nella scena, sia essa più drammatica, più giocosa, ecc..
Poi un’altro interesse rilevante è lo sport, che si tratti di ballo, nuoto o palestra, penso sia uno strumento importante anche nella formazione mentale dell’individuo, ti insegna ad impegnarti al massimo delle tue potenzialità per ottenere dei risultati, ti insegna l’allenamento e la pratica di un qualcosa al fine di migliorare ciò che stai facendo, è un bell’insegnamento che credo, ora come ora si potrebbe riportare anche nella quotidianità
La lettura è poi un’altro interesse fondamentale, ti insegna a pensare, leggere con criterio e giudizio penso sia una delle cose più importanti, soprattutto quando ci si immerge nei pensieri degli altri.

Progetti e prospettive. Ti piacerebbe fare una mostra con i tuoi dipinti?
Beh, per quanto riguarda il futuro io, ora come ora, non posso che sperare prima di tutto di migliorarmi, conoscere nuove tecniche, imparare tanto, e riuscire ad esprimermi nel modo che più sento vicino a me. Per migliorarmi per esempio, un sogno nel cassetto sarebbe, come ho fatto con Cesar Santos, conoscere questi grandi nomi della pittura contemporanea, come Giovanni Gasparro, Roberto Ferri, Alessandro Sicioldr, Odd Nerdrum e tanti altri che con ogni nuovo dipinto, riescono a fare con me ciò che io vorrei fare con i miei dipinti cioè Emozionare.
Per quanto riguarda le mostre invece, fino ad ora ho partecipato principalmente a collettive anche molto stimolanti, un giorno certamente mi piacerebbe fare una mostra dei miei lavori, in modo che, in maniera più pragmatica, possano arrivare alle persone.

Paola Copertino

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