Impedire la delocalizzazione delle imprese. Questo l’impegno del Governo

Dopo aver ideato il Fondo di salvaguardia, che consente alle aziende in crisi di usufruire di un aiuto pubblico fino a 10 milioni tramite Invitalia, a patto però di non delocalizzare per cinque anni, il Governo italiano sta studiando una norma ad hoc più efficace.

Se ne sta occupando la viceministra Todde per il M5S e Orlando per il Pd, che stanno pensando, nel pieno rispetto della libertà d’impresa, ad una nuova legge antidelocalizzazioni con nuove regole per alcuni imprenditori stranieri affinché l’Italia non sia solo di passaggio, giusto il tempo di usufruire di alcune agevolazioni e contributi per poi chiudere l’attività licenziando lavoratori e danneggiando l’indotto.

Potrebbe essere varata a settembre anche se si pensa di poterla applicare da subito alle vertenze in corso, GKN e Whirlpool.

Da indiscrezioni governative la nuova legge prevede tra le altre cose l’obbligo alle imprese in crisi di utilizzare gli ammortizzatori, di convocare un tavolo istituzionale, di redigere un Piano di reindustrializzazione che indichi le potenzialità del sito produttivo ed eventuali riqualificazioni.

Nel caso in cui non rispettino la procedura, le imprese saranno obbligate a comunicare alle istituzioni con congruo anticipo, circa 6 mesi, se si vuole chiudere.
In tal caso sarà nominato un “advisor” con il compito di esplorare se esistono davvero soluzioni alternative, nuovi investitori interessati.

Le aziende che non rispetteranno la procedura dovranno obbligatoriamente accedere agli ammortizzatori sociali. Se nei precedenti cinque anni hanno preso soldi pubblici dovranno restituirli con gli interessi. E se violeranno la nuova procedura dovranno anche pagare una multa salata: il 2% del fatturato. Inoltre, la proprietà deve cercare per almeno tre mesi un potenziale compratore. In caso di violazioni lo Stato può chiedere indietro gli eventuali incentivi pubblici concessi e comminare multe fini al 2% dei ricavi.

di Mimmo Spadavecchia

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