Molfetta, Mons. Cornacchia: «La Festa ci invita a considerare che l’aldilà dipende dall’aldiquà»

È stato un grande evento, quello della diretta di RAI 1 della Santa Messa di domenica 15 agosto in occasione della Festa dell’Assunzione di Maria, trasmessa dalla Basilica della Madonna dei Martiri, presieduta dal Vescovo Mons. Domenico Cornacchia.

Hanno celebrato con Lui Il rettore fra Nicola Violante e fra Marco Valletta.

I canti sono stati eseguiti dalla Corale polifonica della Basilica guidati dal maestro Anna Nuovo, all’organo il maestro Francesco Caldarola.

Erano presenti le massime autorità politiche, civili e militari di Molfetta.

La Liturgia odierna ci fa contemplare la Beata Vergine Maria innalzata alla Gloria del Cielo in corpo ed anima”. Inizia così l’omelia del Vescovo Mons. Domenico Cornacchia che nel suo intervento ha presentato l’immagine di Maria.

Immagine di Maria è di tutti coloro che amano la vita, la difendono e soffrono per essa” – ha sottolineato Mons. Cornacchia – “L’Assunzione è un’esclusivo privilegio che Dio Le ha concesso”.

I dogma dell’Assunzione proclamato da Pio XII nel 1950 ci ricorda che noi tutti, per quanto fatti di terra e dunque mortali, siamo destinati non alla terra ma al cielo.
Insomma l’odierna festa ci invita a considerare che l’aldilà dipende dall’aldiquà
”.

Maria è beata non tanto perché è madre di Dio ma in quanto sua discepola fedele nell’obbedire alla parola Divina e nel trasformarla in vita vissuta” – sottolinea Mons. Cornacchia – “Il Servo di Dio don Tonino Bello, mio amato predecessore dal 1982 fino al 1993, anno della sua morte, vedeva Maria una donna feriale, una nostra compagna di viaggio. Così si esprimeva: Maria viveva sulla terra non sulle nuvole. I suoi pensieri non erano campati per aria, i suoi gesti avevano come soggiorno obbligato i perimetri delle cose concrete, anche se l’estasi era l’esperienza a cui Dio spesso la chiamava.
Non si sentiva dispensata dalla fatica di stare con i piedi per terra. Conservava caparbiamente il domicilio nel terribile quotidiano. Ma c’è di più. Viveva una vita comune a tutti, simile cioè alla vita della vicina di casa. Beveva l’acqua dello stesso pozzo, pestava il grano nello stesso mortaio. Si sedeva al fresco dello stesso cortile.
La vita di Maria fu piena di sollecitudini familiari e di lavoro. Come la nostra.
Queste sue parole pronunciate nell’anno mariano del 1988 sono la trama del suo libro Maria, donna dei nostri giorni” composto in gran parte in questo Santuario, elevato a Basilica pontificia minore il 7 aprile 1987.
Il rito di elevazione a Basilica fu presieduto qui dal Cardinale Mayer, il 7 giugno del medesimo anno, vigilia di Pentecoste.
In tale circostanza don Tonino rispondendo ad un giovane che chiedeva il significato di tale titolo rispose: “Basilica Minore è quella fatta di pietre. Basilica Maggiore è quella fatta di carne!

Carissimi tutti riscopriamo in questa solennità la nostra grandezza. Crediamo fortemente di essere noi Basiliche Maggiori agli occhi di Dio. E affidiamoci alla Vergine Maria che in questo tempio Santo è venerato con il titolo di Madonna dei Martiri“.

Mons. Domenico Cornacchia conclude così l’omelia:

Chiediamole di starci accanto, di avvolgerci con il suo manto di Misericordia, di infondere fiducia e gioia nei cuori, di farci comprendere che siamo stati creati per il cielo, di consolare i cuori affranti, di consegnare speranza a coloro che sono provati nel corpo e nello spirito, di riportare luce ai più deboli, familiari e forestieri, vicini e lontani”.

Una bella omelia, nel ricordo di don Tonino Bello, piena di messaggi forti con l’intento di risollevare moralmente la nostra città.

Insomma un grande Vescovo, Mons. Domenico Cornacchia, nel segno della continuità di don Tonino, che dobbiamo tenercelo ben stretto.

di Mimmo Spadavecchia

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