Una volta si pagava in oro

Nessuno sembra ricordare che esattamente mezzo secolo fa fu abolita con un discorso televisivo dall’allora presidente Nixon la convertibilità del dollaro in oro. Si chiudeva un periodo durato millenni.
Uno dei pochi vantaggi del passare del tempo sta nel fatto che si imparano cose nuove, ma qui, su questo capitale argomento, sembra che nessuno abbia voglia o capacità di imparare nulla. Oggi possiamo dire che dopo quell’evento l’inflazione andò alle stelle portando l’economia fuori controllo; cosa che impose il neomonetarismo. Possiamo dire che i banchieri centrali cui dopo di allora verrà demandata interamente la responsabilità della gestione delle monete hanno acquisito un potere sempre crescente nonostante i loro continui ed enormi svarioni susseguitisi nel tempo. Una specie di dittatura soft. Possiamo anche dire che le regole affinate in secoli oggi sono stravolte; per esempio si è sempre detto che se il tasso di interesse tende a zero o se la quantità di moneta cresce i prezzi salgono e tendono all’infinito; però da qualche decennio questo non accade più e succede che al posto dei prezzi, salgono i debiti che tendono all’infinito. Più bassi sono i tassi, più moneta si stampa, più crescono i debiti fino ad arrivare ad oggi che sono ampiamente fuori ogni possibilità di controllo.
Certamente nell’era di internet non è pensabile tornare a quei riti ma: era meglio quando stava l’oro? È una delle domande che andrebbe posta.
L’oro era la moneta internazionale per eccellenza; nel suo ambito ogni stato si comportava come poteva. E abbiamo avuto più rivoluzioni industriali e abbiamo ricostruito intere nazioni dopo le guerre. Se avevi o pagavi in oro avevi assolto ad ogni dovere ed eri credibile. Oggi si è dovuti ricorrere a monete supernazionali “nuove” o “virtuali” o stampate nel cui ambito lo sviluppo è benignamente concesso dal banchiere centrale di turno. Una specie di camicia di forza imposta e senza possibilità di repliche.
Del debito abbiamo detto.
L’oro -pur male e poco considerato- era fino al 1971 un punto di riferimento certo e sopra le parti. Anche re e imperatori dovevano subirne le regole e le limitazioni. Al suo posto si è pensato di utilizzare il tasso di interesse come regolatore supremo di ogni fenomeno economico; ma quel tasso non è più spontaneo come lo si poteva considerare fino a qualche lustro fa ma è interamente determinato da pochi soggetti. È divenuto un dato totalmente artificiale; così i nuovi potenti ritengono di non avere limiti. Mentre i deboli di allora sono divenuti ancora più deboli. Non è un dato secondario.
Ma nessuno ne parla!
CANIO TRIONE

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