Appello del Papa alla vaccinazione, monsignor Cornacchia: “Parole condivisibilissime”

“Vaccinarsi, con vaccini autorizzati dalle autorità competenti, è un atto di amore. E contribuire a far sì che la maggior parte della gente si vaccini è un atto di amore. Amore per sé stessi, amore per familiari e amici, amore per tutti i popoli”.

Le parole sono di papa Francesco, che in un messaggio all’America latina ha lanciato negli scorsi giorni un appello alla vaccinazione di massa contro il Covid-19.

“Grazie a Dio e al lavoro di molti, oggi abbiamo vaccini per proteggerci dal Covid-19. Questi danno la speranza di porre fine alla pandemia, ma solo se sono disponibili per tutti e se collaboriamo gli uni con gli altri”, ha proseguito papa Francesco, ricordando l’importanza dell’accesso al vaccino su scala mondiale per contrastare efficacemente la pandemia.

“Quelle del pontefice sono parole condivisibilissime”, ha detto a Bariseranews monsignor Domenico Cornacchia, vescovo della diocesi Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi.

“Io stesso – ha proseguito Cornacchia – sono vaccinato con doppia dose. Dobbiamo essere consapevoli sia del fatto che possiamo essere contagiati, sia del fatto che possiamo contagiare. Dobbiamo proteggere chi ci sta intorno, abbiamo una responsabilità etico-sociale; nessuno vive su un’isola per conto proprio”.

Atto d’amore, in questi drammatici giorni, è anche l’accoglienza di profughi che fuggono dall’Afghanistan appena riconquistato dai talebani dopo il disimpegno delle forze americane e del blocco atlantico. E Molfetta è pronta a fare la sua parte, nel solco del messaggio di fratellanza di don Tonino Bello.

“La Caritas diocesana – ha spiegato monsignor Cornacchia – ha dato la disponibilità ad accogliere alcuni profughi afghani. Un gesto che è espressione della volontà del vescovo e della nostra chiesa, accogliente. Ci siamo dichiarati disponibili, nel nostro piccolo, ad aprire le porte a qualche famiglia, a qualche rifugiato, a qualche disperato in cerca del riconoscimento della propria identità smarrita e perduta”.

 

 

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