L’alternativa alla scuola: l’istruzione parentale è in crescita a Bari

Mancano poco più di venti giorni all’inizio del nuovo anno scolastico. Da una parte ci sono genitori ancora indecisi se far sottoporre al vaccino anti-covid i propri figli per far loro evitare la tanto contestata didattica a distanza (dad) adottata per due anni in alternativa alle lezioni in presenza per evitare contagi. Dall’altra c’è chi, già dallo scorso anno, ha preferito alla scuola tradizionale l’istruzione parentale – da non confondere con quella domiciliare dedicata a minori impossibilitati per problemi di salute ad allontanarsi da casa e che deve essere attivata dalla scuola – Sono sempre di più, infatti, le mamma e i papà che da soli o con l’aiuto di zie o conoscenti, o ricorso a tutor, decidono di diventare “docenti” dei loro figli e farli restare a casa, tra tanti benefici e pochi svantaggi seppur con tanti dubbi iniziali. Si tratta di una scelta alternativa alla scuola nota anche come scuola familiare o con i termini inglesi homeschooling o home education (spesso nei film americani si vedono situazioni simili), prevista dalla Costituzione italiana ed in merito alla quale sono state approvate leggi apposite per chiarire ruoli e responsabilità (l’elenco è pubblicato sul sito web del Ministero dell’Istruzione).

L’homeschooling è una realtà poco nota in Italia, nonostante esista da sempre. Con il coronavirus e la chiusura delle scuole si registra, dallo scorso anno, un maggiore interesse mai paragonabile alle cifre di Usa, Canada e Inghilterra dove il fenomeno è più sentito. Tra le motivazioni che spingono i genitori alla scelta di una scuola in casa c’è quella di ritenere la scuola troppo rigida e che non ha al centro dell’attenzione lo studente. Sono i genitori, o i tutori di minori, in prima persona che si occupano di provvedere direttamente all’istruzione scolastica dei figli. Per poter mettere in pratica la volontà di istruire personalmente il proprio figlio è necessario che il tutore legale presenti, al dirigente scolastico della scuola più vicina (per coniscenza pure al sindaco della città di residenza del minore, in quanto altra autorità responsabile dell’obbligo scolastico, ndr) una comunicazione.

Questo tipo di istruzione è in crescita dal 2017 da quando, l’allora ministro alla Salute, Beatrice Lorenzin, ha introdotto l’obbligatorietà vaccinale per l’ammissione a scuola dei minori di 16 anni. Con l’arrivo della pandemia sempre più genitori sembrano propendere per questa scelta. E la Puglia e Bari non sono da meno. Dal 2020 questo tipo di istruzione attira sempre più interesse. A confermarlo è la referente di zona della Laif (L’associazione Istruzione Famigliare) per la nostra regione, Maria Di Sarno, lei stessa mamma istruttrice che coordina pure un gruppo social di 400 genitori pugliesi interessati a questa particolare modalità istruttiva.

Questa modalità di istruzione esiste da sempre ed è riconosciuta dalla Costituzione oltre che regolamentata da una serie di leggi. Personalmente ho scelto di non lavorare per dedicarmi completamente all’educazione di mio figlio – racconta a Bariseranews, la signora Di Sarno – ma conosco persone che lavorano e riescono a conciliare le ore di istruzione parentale con la professione lavorativa. Con mio marito ho riorganizzato la vita familiare in funzione dell’istruzione parentale. Ho scelto di insegnare attraverso l’apprendimento naturale seguendo le inclinazioni, fornendo stimoli ogni volta che si presenta l’occasione e ogni qualvolta che mio figlio mostra interesse. Questo significa che non ci sono periodi di vacanze, ogni momento può essere utile per insegnargli qualcosa, persino il giorno di Natale o la domenica per intenderci. Con il passare del tempo mi sono accorta che bastano poche ore per fargli apprendere più materie e che acquisisce con facilità così come i progressi sono evidenti perché non deve adattarsi ad eventuali “lentezze” di altri coetanei. La giornata è organizzata in modo che non ci sia tempo per annoiarsi”.

C’è anche chi organizza le lezioni e programma tutto come una scuola. La differenza sta nella sede (casa) e nel docente (uno dei genitori) che non deve necessariamente avere un titolo di studio specifico per insegnare ma averne la capacità tecnica e/o economica. Sarà poi compito del dirigente della scuola a cui si è presentato la dichiarazione dover verificare il possesso di tali competenze in quanto diventa organo vigilante per garantire l’istruzione adeguata ai minori dai 6 ai 16 anni di età (per gli anni di istruzione obbligatoria con la possibilità di proseguire sino al conseguimento della maturità).

Tutto questo è possibile in quanto la legge prevede l’obbligo dell’istruzione sino a 16 anni ma non la frequenza della scuola, per cui i genitori sono tenuti a presentare annualmente la comunicazione preventiva al dirigente scolastico del territorio di residenza (non c’è una data fissa ma generalmente si fa riferimento a gennaio come scadenza, ndr). Sarà poi la scuola a vigilare l’adempimento dell’obbligo d’istruzione e verificare l’apprendimento istruttivo. Tanti i modi per farlo, ma “solitamente viene preferito l’esame di fine anno per ottenere l’idoneità all’anno scolastico successivo – spiega Di Sarno – Si preferisce l’esame in quanto consente anche di poter uscire dall’istruzione parentale e l’inserimento in una classe”.

Non c’è un dato preciso di studenti che usufruiscono di tale metodo. Di sicuro l’interesse è in crescita e giornalmente i responsabili ricevono richieste di informazioni più accurate. Tra i vantaggi ci sono le spese ridotte (tranne per chi sceglie di far seguire lezioni private) per l’acquisto dei libri di testo in cui c’è anche libertà di scelta, “alle famiglie, in alcuni Comuni, è garantita la copertura della spesa per l’acquisto gratuito dei libri di testo e lettura” e si risparmia pure su eventuali spese di trasporto, grembiuli, astucci e cartelle che non serviranno a chi resta a casa. Così come “l’attenzione dell’insegnante è concentrata su una o due minori e non divisa tra oltre 20 studenti”. Il genitore deve fornire tutti gli strumenti e, laddove necessario, ricorrere ad aiuti offerti da altri membri della famiglia piuttosto che dalla comunità o tutor privati. Per la socializzazione si possono prevedere laboratori in associazioni, frequenza di palestre per attività sportiva e corsi musicali, assecondando i desideri dei figli. Tutto viene molto personalizzato in base alle esigenze dello studente e della famiglia. Una giornata non è mai uguale all’altra. “Il primo lavoro importante è proprio sulla riorganizzazione degli impegni dei genitori. L’intera famiglia deve cambiare stile di vita”.

La crescita di quello che è un modo diverso di garantire istruzione ai minori ha fatto anche nascere numerosi gruppi di genitori che si confrontano e si consigliano tra loro formando anche una sorta di mutuo-soccorso ed informazione per far rete. Oltre alla Laif, la prima nata in Italia per informare i genitori su tale modalità istruttiva, nella nostra regione si può chiedere aiuto anche a “Scuole diffuse in Puglia” che da fine luglio ha avviato la campagna di adesione ai gruppi di “Educazione parentale per l’A.S. 2021/22″. Saranno formati gruppi di massimo 5 bambini o ragazzi suddivisi per età di fascia scolastica.

Anna Caiati

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