Arbitro, che passione! L’esperto Leone: “Con perseveranza ti togli soddisfazioni”

Che gusto c’è a fare l’arbitro? Se lo è chiesto qualche anno fa, scrivendoci un libro, il famoso internazionale bolognese – e poi designatore – Rizzoli, ma è una domanda frequente tra gli appassionati di calcio e non solo. Perché quello dell’arbitro è un mestiere avvincente, passionale ma anche rischioso: tanti gli episodi spiacevoli e di aggressione soprattutto verso i giovani nelle categorie minori e regionali, dove non sempre il verdetto del campo viene preso con filosofia. E allora abbiamo chiesto una riflessione – basandosi su aneddoti personali e generali – ad Antonio Leone, esperto fischietto barese che da tempo ormai ha visto la sua fama consolidata essendo apprezzato anche al di fuori dei confini pugliesi.

Signor Leone, com’è la vita da arbitro? 

“Bella domanda (ride, ndr). Una vita bella, ma devi anche combattere con i 22 calciatori che scendono in campo. I calciatori parlottano sempre, ma per la mia esperienza riesco comunque a tenerli a bada. Sono stato anche un ex calciatore, essendo passato anche da Monopoli e Bisceglie. Ho purtroppo iniziato tardi ad arbitrare, a 31 anni, e faccio questo mestiere da 25. Tuttavia sono riuscito a togliermi anche molte soddisfazioni. Ho arbitrato in grandi stadi come San Siro e Marassi, ma anche all’Olimpico”.

Oggi dirigerà un triangolare che vedrà impegnate due formazioni baresi di Serie D, ossia Altamura e Molfetta. Che idea si è fatto su entrambe? 

“Sono due belle squadre, è un piacere. Entrambe sono ad inizio preparazione, forse manca un rifinitore in zona gol, ma i profili esperti comunque non mancano. La squadra murgiana in particolare è stata costruita all’ultimo momento, ma i due direttori sportivi stanno facendo ottime cose”.

La gara più bella mai arbitrata? 

“Senza dubbio la sfida tra le vecchie glorie disputata tra Inter e Milan. Impressionante avere a che fare con personalità come Beccalossi o Eranio. E poi tanta gente che fino ad allora avevo visto ed ammirato soltanto in televisione. Un sogno che si è avverato”.

Cosa si sente di suggerire ai più giovani attratti dalla possibilità di arbitrare? 

“Consiglio ai ragazzi di iniziare il corso, senza dubbio. L’inizio può essere complicato, ma poi si cresce e si matura. Fare sport è bello, un’associazione come l’Aia ha qualità importanti in tal senso. Certo, spiace ci sia violenza e mancanza di rispetto soprattutto nei campi di periferia, non sempre il pubblico è educato. Servirebbe garantire una maggiore sicurezza, anche forze pubbliche. Forse ci vorrebbe una terna in tutti i campi e a tutti i livelli. E’ brutto vedere ragazzi che, traumatizzati, decidono di abbandonare un sogno”.

Dove e come può migliorare quindi la cultura sportiva in Italia? 

“Dobbiamo migliorare tanto e spero che ciò avvenga nel più breve tempo possibile. Soprattutto iol pubblico deve fare in avanti. I più piccoli dovrebbero pensare maggiormente a divertirsi e il risultato passare in secondo piano. Solo cosi, secondo me, si può crescere in modo sano”.

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