Il Cardinale Carlo Maria Martini in occasione del Dies Natalis ricorda Don Tonino Bello

In occasione del Dies Natalis, il Cardinale Carlo Maria Martini ha ricordato il servo di Dio, don Tonino Bello.

Un pensiero che qui vi proponiamo:

Ricordo e ricorderò sempre con gioia i tanti momenti che abbiamo vissuto insieme in diverse occasioni donateci dal Signore. Penso, in particolare, a quando venne a Milano per la solennità di Sant’Ambrogio nel 1989. Risuonano ancora in me le parole appassionate con cui esprimeva le tristezze e le angosce che gravavano sulle sue spalle per i problemi del Sud, e insieme la grande speranza che aveva nel cuore, invitando noi Milanesi a crescere nella “convivialità delle differenze”, a sentirci un popolo solo con tutti gli altri italiani.
Monsignor Bello continua a costituire un luminoso esempio di vita evangelica e di testimonianza missionaria, La buona notizia dell’Evangelo è stata il centro, il cuore; la fondamentale e fondamentalmente unica preoccupazione del suo essere vescovo. E il suo essere vescovo era totalmente relativo alla Chiesa, definitivamente legato, destinato ad altri.
Proprio per questo, a mio avviso, aveva scelto come motto dello stemma episcopale un versetto del Salmo 34: “Audiant humiles et laetentur”, ascoltino gli umili e si rallegrino.
Che cosa c’era da ascoltare? Lo disse nella sua prima omelia al popolo di Molfetta: “Non ho molte cose da darvi, ma nella mia valigia ne ho due buone: la parola di Dio e la tenerezza, la sofferenza, la speranza indistruttibile della mia piccola, stupenda chiesa d’origine”.

Don Tonino ha proclamato il Vangelo perché lo viveva in prima persona; fu fedele alle Chiesa perché la contemplava quale corpo di Cristo; si faceva prossimo a tutti e a ciascuno nella carità perché si era lasciato completamente conquistare dall’amore di Gesù figlio del Padre e rivelatore della vita trinitaria”.

 

Mimmo Spadavecchia

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