Il ‘porca puttena’ e la fiera dell’ipocrisia

L’Italia, dice qualcuno, non è un paese…ma un sogno. Sminuisce i problemi più grandi ma si scanna su quelli di poco – se non addirittura nullo – conto. Se poi a finire nel tritacarne è uno dei comici/attori più apprezzati da una cinquantina d’anni a questa parte c’è davvero poco da aggiungere. Parliamo di Lino Banfi: nato a Canosa di Puglia, ma da tempo trapiantato a Roma, è stato (ed è) ancora oggi un simbolo della baresità e pugliesità. Un personaggio molto in voga tra gli anni settanta e soprattutto ottanta, dove raggiunse l’apice della popolarità col film ‘L’allenatore nel pallone’: s’inventò la figura di tale Oronzo Canà, allenatore non di grido ma famoso per i suoi modi pittoreschi, che aveva l’arduo compito di guidare la Longobarda alla salvezza in Serie A. Anche il nome, in sé, c’entra con un pezzo di storia del Bari Calcio: il nome Oronzo viene da Oronzo Pugliese, quel ‘Mago di Turi’ che allenò i galletti nella stagione 1969/70 in massima serie, ma anche Roma, Bologna e Fiorentina, lasciando ottimi ricordi.

Tra le massime usate da quest’ultimo (e in verità anche in tanti altri film) il termine ‘porca puttena’, con quella ‘e’ che sostituisce la ‘a’ per creare un accento pugliese alquanto stereotipato (forse è proprio da qui che chi viene da fuori come sfottò dice ‘ah, sei di Beri’?), ma comunque efficace perché fin da subito ha suscitato ilarità e simpatie di ogni genere. Cose che rimangono dentro fino ai giorni nostri: basti pensare a Ciro Immobile durante questi europei (al suo primo gol segnato, del resto) o, venendo al tema attuale, allo spot di Tim Vision. Tutto divertente, forse anche interessante…se non fosse per la battaglia condotta dal Moige, evidentemente indignato dalla presenza di questa ‘parolaccia’: stiamo parlando di un’associazione sorta nel 1990, impegnata in ambito sociale ed educativo per la protezione dei minori, che ritiene «minacciati dalla pedofilia, dal bullismo o da spettacoli televisivi violenti e volgari». Battaglia che per la cronaca è stata vinta: la pubblicità originale ha avuto davvero una brevissima durata, quanto un gatto in tangenziale. Poche ore, pochissimi giorni. Ecco, fermo restando che i toni edulcorati dovrebbero sempre essere censurati in ogni ambito, francamente censurare Lino Banfi ci fa un po’ sorridere. Non solo perché quel termine è un ‘marchio di fabbrica’ del personaggio in questione, ma anche perché in giro si vede (e si sente) di peggio: in generale bisognerebbe fare attenzione ad ogni aspetto della vita quotidiana, prestare forse anche maggiore attenzione all’uso di social network e non sempre questo accade. Siamo davvero sicuri che uno spot comunque innocuo possa avere effetti drastici sui ragazzi? Quali drammatiche conseguenze ci sarebbero sulla loro psiche (e chissà in quelle delle generazioni addietro!) rispetto alla visione di immagini magari violente come, talvolta, potrebbe capitare di vedere in tv (viene facile pensare in questo momento storico ai talebani o a cruente immagini di conflitti) o nei videogiochi (specie quelli di guerra o di combattimento)?

Per qualcuno giustizia è fatta, per quanto ci riguarda ad aver trionfato è invece una sana dose di ipocrisia. Le ‘battaglie’ più importanti da vincere a nostro avviso dovrebbero essere ricercate in altri ambiti. Ma tant’è, è andata. E speriamo che durante le partite di Serie A (tema dello spot contestato, tra l’altro) i calciatori non si facciano scappare qualche labiale sospetto, non si sa mai..

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