Mps: sindacati temono spezzatino, sciopero il 24

I sindacati Mps in sciopero il 24 settembre contro l’ipotesi di ‘spezzatino’ delle attività del Monte a seguito della cessione a Unicredit.

Alle organizzazioni dei lavoratori non sembrano piacere gli scenari delineati in queste ore, in parte confermati martedì dalla banca in una nota. Nel comunicato l’istituto ha parlato dell’apertura di data room con due controllate dell’azionista Mef: la società di gestione crediti Amco e Mediocredito centrale. “Le lavoratrici e i lavoratori del Gruppo Mps – spiegano i sindacati – hanno il diritto di conoscere con trasparenza quale sarà il loro destino lavorativo, quali sono le aziende coinvolte in questa vicenda (Unicredit, MccC, altre società che magari neppure applicano il Contratto del Credito?), quali potrebbero essere le loro mansioni (lo stesso lavoro, un lavoro diverso, magari meno qualificato?) e quale sarà il luogo di lavoro (lo stesso luogo o uno diverso, magari più lontano?) Interventi pensati per agevolare il passaggio a Unicredit il quale non vuole accollarsi i crediti deteriorati (oltre 4 miliardi) ma nemmeno quelli in bonis a rischio più elevato (stage 2) che a bilancio sono circa 14 miliardi (sebbene non è detto che la cessione riguardi l’intera cifra).

Le trattative sono in corso e dettagli potrebbero emergere nel corso della prossima settimana. Vi sono poi le 150 filiali situate al Sud alle quali è interessata Mcc che nel Mezzogiorno già possiede la rete della Banca Popolare di Bari. Mps non ha invece citato le società informatiche o Capitale Services che non rientrano nel perimetro di interesse di Mcc. Le società controllate dal Mef, ragionano diverse fonti, potrebbero attuare su tali asset e sui crediti un’azione più ‘paziente’ rispetto a un soggetto privato, sopportando nel breve gli oneri per puntare alla redditività nel medio-lungo termine.

Un’impresa non scontata per i crediti vista la crisi pandemica che ha congelato il processo di miglioramento della qualità del credito del mercato italiano sebbene si guardi con speranza alle riforme sulla giustizia civile introdotte in questi anni che dovrebbero rendere più facili i meccanismi di recupero. In questo modo il conto per le casse pubbliche (cui va aggiunto l’aumento di capitale e la dote fiscale con le Dta) potrebbe essere, almeno in parte, alleviato.

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