Molfetta: la devozione per la Madonna passa anche dalla cura del quartiere

Prendi il pomeriggio del 1 settembre, il quarto giorno della novena per la Madonna dei Martiri, la 16^ Giornata mondiale per la cura del Creato, la proposta di un frate di incontrarsi sul sagrato della Basilica alle 16.30 per rendere gesto concreto la preghiera. Metti insieme alcuni ragazzi e alcuni giovani che senza conoscersi accolgono l’invito, neanche troppo “spiegato”. Aggiungi guanti, sacchi per l’immondizia, rastrelli e buona volontà. Ne vien fuori un momento di teologia pratica, una ricerca di bellezza proprio tra la munnezza.

Sì, perché in un paio d’ore si è cercato di restituire dignità e cogliere bellezza nelle diverse zone limitrofe alla Basilica, dalla piazzetta con la statua in onore della Madonna al muretto dove sera dopo sera ci si ferma a chiacchierare e gozzovigliare, dalle aiuole come spartitraffico al marciapiede dei paninari. La bellezza non è assenza di sporco, piuttosto ciò che l’anima vede oltre quello che gli occhi catturano in superficie.

I ragazzi hanno recuperato cuscini, teli, buste dal mare, tra la sensazione di una missione epica e il disgusto per veder lì rifiuti inaspettati. Nel frattempo, i sacchi di immondizia si sono riempiti prevalentemente di bottiglie di birra, lattine, vaschette di patatine, carte, pacchetti di sigarette. Si è cercato di differenziare il possibile. Vien da chiedersi che difficoltà ci siano nel buttare tutto nei contenitori sparsi lungo il viale, dopo aver passato una serata in compagnia, sarebbe più bello anche tornarci il giorno dopo!

L’impegno c’è stato, l’entusiasmo pure, la convinzione di star a fare qualcosa di utile anche. Tuttavia, non è sufficiente. C’è così troppo di sparso a caso o disinteressatamente, che quest’azione è stata come la goccia nell’oceano di Madre Teresa: senza l’esperienza di questo pomeriggio condiviso, certamente ci sarebbe stata meno consapevolezza dei luoghi che soprattutto in occasione della festa patronale si attraversano e si vivono, ma si rende necessaria ulteriore attenzione e collaborazione. E magari anche garbo, perché mentre si svolgevano le operazioni di pulizia sono spariti due rotoli dei sacchi di immondizia.

A conclusione del momento pratico, è stata piantumata una rosa canina, nel giardinetto del chiostro della Basilica ai piedi di una statuetta raffigurante Maria. I cinque petali della rosa canina sono un chiaro riferimento alla Madonna e simbolicamente la pianta la abbraccerà crescendo. A questo affidamento alla Vergine, si allaccia la volontà di prendersi cura del territorio, di non restare indifferenti, di dare un contributo, anche quando sembra troppo temporaneo e poco proficuo. «Se questo saio non si sporca, non parla» ha detto fra Antonio e ha ragione, perché i gesti restano, le macchie raccontano, i sacchi riempiti si son fatti testimonianza per chi era di passaggio e osservava o curiosava.

Infine, durante la celebrazione eucaristica, Giuseppe Pasquale artista di Bitritto ha deciso di donare un’opera a “LaudArti”, la mostra itinerante ispirata alla Laudato Si’ di papa Francesco. Si tratta di una reinterpretazione dell’icona tradizionale dell’Immacolata: la Vergine non schiaccia il serpente, simbolo classico del male, bensì un cumulo di rifiuti di plastica, il male moderno, come lo ha definito l’autore, e al contempo rappresentazione di una fede a volte rigida, meccanica, di plastica appunto.

L’auspicio finale dell’esperienza vissuta è che la quotidianità diventi luogo teologico, ovvero posto in cui cercare Dio attraverso il lavoro, la famiglia, il servizio, la società, così da promuovere davvero il bene comune contro l’indifferenza sociale.

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