Test Medicina, a Bari 2.787 candidati con green pass. Link: «No al numero chiuso»

Sono partiti questa mattina in contemporanea in tutta Italia i test di ammissione al corso di laurea in Medicina e Chirurgia per l’anno accademico 2021/2022. A Bari si sono presentati 2.787 candidati per 360 posti (300 nella sede di Bari più i 60 previsti per il distaccamento di Taranto) a una prova che per la prima volta ha visto aggiungersi l’obbligo di green pass ai già serratissimi controlli all’ingresso.

I candidati sono stati divisi in 52 aule universitarie, dislocate in sei diversi plessi dell’UniBa, con posto a sedere assegnato per sorteggio.

Dalle 10:30 alle 13 gli aspiranti medici hanno dovuto superare la rigida trafila dei controlli: un primo filtro, in appositi gazebo allestiti all’esterno delle aule, per la verifica di temperatura corporea e green pass, da cui poi si è proceduto con la consegna del braccialetto verde a chi è risultato in regola per passare allo step successivo. Il secondo controllo è stato quello relativo a identificazione e consegna in buste sigillate degli effetti personali non ammessi in aula.

La protesta di Link Medicina

All’esterno dei plessi sede d’esame è andata in scena la protesta dell’associazione studentesca Link Medicina Bari, che come ogni anno sottolinea la sua contrarietà al numero chiuso. “L’emergenza non è chiusa, la formazione sì”, lo slogan dei rappresentanti degli studenti, in polemica con il test d’ammissione.

«Da sempre ci battiamo per eliminare il numero chiuso dalle università, in quanto la presenza del test va a individualizzare sempre più e a creare discriminazioni tra studenti e studentesse, evidenziando come meritevoli solo i fortunati che riescono a superarla – afferma Noemi Sassanelli di Link Bari. Infatti nonostante gli avanzamenti sul numero di borse di specializzazione bandite, è da rilevare che anche in seguito ad una pandemia non c’è stato ancora un ripensamento e  un potenziamento sufficiente a colmare le necessità della popolazione».

Anelli: «Metà delle matricole non potranno specializzarsi, mancano borse»

Considerazioni che si inseriscono nel più ampio quadro nazionale. Secondo i dati di Fnomceo, in Italia quest’anno circa uno su cinque riuscirà a entrare a Medicina: sono infatti aumentati gli iscritti (63.972 ai test del 3 settembre per i corsi in lingua italiana e 13.404 a quelli del 9 per i corsi in lingua inglese) ma anche i posti: 7% in più dello scorso anno accademico, 21% rispetto al 2019/2020.

Il presidente della Federazione degli ordini dei medici, il barese Filippo Anelli, ha spiegato: «L’intervento del ministro della Salute, Roberto Speranza, che, insieme al ministro dell’Università e Ricerca Maria Cristina Messa e a quello dell’Economia e Finanze, Daniele Franco, ha portato a 17.400 le borse di specializzazione, cui vanno aggiunte le oltre 2mila borse previste per la medicina generale, permetterà di assorbire in gran parte il cosiddetto “imbuto formativo”, il gap tra i medici laureati e quelli che riescono a specializzarsi.

Ma, c’è un ma… «Rebus sic stantibus, più della metà di queste 14mila matricole non potranno, tra sei anni, specializzarsi – spiega Anelli. L’aumento delle borse è infatti legato al Pnrr, e quindi temporaneo. Le risorse investite sulle borse caleranno gradualmente da qui al 2026, quando le borse dovrebbero tornare al livello del 2017/2018, cioè tra 6mila e 7mila. Se così fosse, già a partire dai prossimi anni l’imbuto formativo ricomincerebbe a riempirsi di giovani medici tenuti fermi in panchina, in attesa di poter accedere alle scuole».

Promo