Agricoltura: Cia Puglia, serve stato calamità per apicoltura

“La Regione Puglia chieda lo stato di calamità per l’apicoltura pugliese e per tutte le altre colture danneggiate dalla siccità”. A sollecitarlo è Raffaele Carrabba, presidente di CIA Agricoltori Italiani della Puglia ricordando gelate, incendi, siccità e infine grandine e nubifragi che hanno causato un drammatico calo della produzione di miele e il conseguente crollo della redditività dal 30% al 50%. Gli alveari censiti in Puglia ammontano a quasi 19mila e gli apicoltori professionisti sono circa 400. L’apicoltura in Puglia conta molti appassionati che gestiscono quasi 13mila sciami.

La maggior parte delle apicolture sono destinate all’autoconsumo, mentre solo 366 sono incentrate sulla commercializzazione con il 16% gestito secondo il disciplinare del biologico. “Nel Salento – sottolinea Benedetto Accogli, presidente di CIA Salento – alle conseguenze di lungo corso della Xylella sulla desertificazione del paesaggio, quest’anno si sono sommati i devastanti effetti degli estesi roghi estivi e della siccità, mentre le grandinate e i nubifragi delle ultime settimane hanno dato il colpo di grazia. L’apicoltura salentina ha registrato perdite produttive fino al 50%”. “Nei territori di Brindisi e Taranto, purtroppo, non è andata meglio – aggiunge Pietro De Padova, presidente di CIA Due Mari -, soprattutto per i problemi riscontrati negli ultimi mesi sui mieli d’agrumi, penalizzati anch’essi da una lunga serie di calamità, tra cui prima le gelate, poi le temperature di fuoco e, infine, grandinate e nubifragi”. Le avverse condizioni atmosferiche hanno inoltre compromesso le fecondazioni delle api regine che si sono ridotte a circa il 20%, con grave compromissione dell’utile di aziende.

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