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Le palestre hanno riaperto. Si guarda avanti gettando alle spalle un anno nero

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La categoria che, sicuramente, ha più risentito delle restrizioni per la pandemia da Covid-19 è quella dei gestori delle palestre e degli istruttori sportivi. Hanno dovuto chiudere per un totale di 13 mesi in due anni di attività. All’improvviso, si sono dovuti reinventare lezioni online pur di continuare a lavorare e tenere allenati i clienti più costanti nella pratica. Non è stato facile né economicamente (non a tutti è stato riconosciuto il bonus di indennità, ndr) né psicologicamente. Ma sono andati avanti come richiede da sempre lo spirito sportivo in qualunque disciplina. Pur di restare aperti, lo scorso anno, hanno acquistato e fatto rispettare tutti i limiti e le accortezze necessarie, affrontando spese per l’acquisto di dispositivi, a loro imposti per garantire la sicurezza igienica ed evitare contagi. Nulla è servito. Per otto mesi continui, da ottobre 2020 a maggio 2021, sono stati chiusi.

Le circa 60 palestre presenti a Bari, per varie specialità, una decina le piscine e 24 i centri dedicati alla danza, hanno potuto riaprire a giugno. Non tutti però lo hanno fatto. Troppi i costi da sostenere. Dal 1° settembre hanno tutti riaperto con entusiasmo, passione e grandi aspettative, gettando alle spalle un anno nero. Il sostegno principale, al momento, sembra essere confermato dal supporto dei clienti più regolari che si sono già iscritti e per i quali, alcuni gestori, hanno voluto riservare accortezze per invogliarli a continuare la pratica e ringraziarli per il sostegno e la fiducia in loro riposta. Per fare il punto della situazione attuale abbiamo sentito alcuni titolari di palestre.

Claudio Masi, proprietario della “Fitness Lab XL” in piazza Giulio Cesare, è tra coloro che, forse più di altri, ha tremato quando a febbraio 2020 ha dovuto chiudere i battenti della nuova sede della sua palestra inaugurata solo 20 giorni prima. “Questi primi giorni di settembre – afferma Masi – non si possono confrontare in alcun modo con quelli di due anni fa quando la pandemia era ancora lontana mentre va meglio rispetto allo scorso anno. Stiamo avendo iscrizioni del 30-40% in più, ma decisamente siamo a meno della metà rispetto al 2019. La percezione è che i green pass stanno consentendo a molti di tornare con la convinzione che questa volta non ci saranno chiusure. Un anno fa invece erano esitanti, molti ci chiedevano cosa sarebbe accaduto se ci avessero fatto chiudere. I miei clienti lavorano quasi tutti nel Policlinico (la palestra si trova vicino, ndr) e sono tutti vaccinati per cui si sentono più sicuri”.

Eppure con il primo lockdown c’era stato un tam-tam di proteste da parte di tutti. Si era gridato allo scandalo della chiusura e all’impossibilità di fare sport. “Con la riapertura – aggiunge Masi – non c’è stato l’assalto alle palestre. L’anno scorso alla ripresa la mia palestra era praticamente vuota, si arrancava. Quest’anno i numeri non sono nemmeno prossimi alla sopravvivenza. La mia struttura se fosse a regime dovrebbe fatturare almeno tre volte le cifre attuali, però di sicuro c’è un approccio più sereno da parte dei miei utenti”. Nonostante le difficoltà vissute e subite, soprattutto economicamente, la maggior parte delle palestre non ha aumentato le quote mensili. “Abbiamo preso questa decisione per incentivare le iscrizioni, inoltre – dichiara Masi – abbiamo, per il momento, eliminato le quote fisse di iscrizione. Una decisione voluta e sentita perché non crediamo di essere l’unica categoria colpita dalla crisi economica. Questo nostro ulteriore sacrificio è per consentire a chiunque di potersi permettere di frequentare la palestra, ritenendo questo un bene prezioso a cui tutti devono avere accesso”.

Sulla stessa linea di pensiero Ornella Franco, proprietaria della “Iron Gym” in via Bottalico che asserisce: “Per l’inizio di questa nuova stagione non ci possiamo lamentare. Sono tanti i clienti che si sono vaccinati e di conseguenza possono frequentare, con un buon riscontro per noi. Fare un paragone con lo scorso anno è difficile. Questo nuovo anno si presenta diverso anche per il rientro all’Università. Stiamo lavorando meglio e con una prospettiva migliore”. Come tanti altri gestori e istruttori anche loro hanno organizzato lezioni online. “I nostri clienti, soprattutto i più affezionati e costanti, non hanno mai fatto problemi ad adeguarsi a quelle che sono state le condizioni con cui dovevamo allenarci. Si sono sempre adattati e hanno seguito le regole. Abbiamo deciso di non aumentare le quote né di iscrizione né mensili. Non potremo mai recuperare le perdite subite. Aumentare il mensile per recuperare il perso è impossibile e impensabile così come vessare le persone. Dobbiamo andare avanti. La nostra scelta l’abbiamo voluta per i clienti che ci dimostrano e ci hanno dimostrato costantemente di apprezzare e di aver fiducia in noi, e noi li ricambiamo in questo modo”.

Nel mondo dello sport hanno subito danni economici pure le associazioni e le società sportive dilettantistiche (Asd e Ssd) alle quali è invece stato concesso di tenere aperte le strutture per poter allenare gli atleti impegnati nella preparazione a gare nazionali. A tal proposito, Lorenzo Cellamare presidente Fgi Puglia, ricorda che in alcuni periodi “anche noi abbiamo dovuto far ricorso all’online. L’agonismo non si è mai fermato, non per le gare nazionali. Abbiamo e stiamo facendo svolgere le competizioni a porte chiuse. Al contrario di altre categorie le società sportive non hanno ricevuto alcun bonus di indennità, nonostante anche queste dovessero affrontare comunque le spese di affitto e altri oneri”.

In Puglia sono 72 (con 7mila affiliati) le società di ginnastica iscritte alla Fgi, di queste 22 sono a Bari e provincia (circa 2mila iscritti), 2 sono nella città di Bari e sono entrambe di ginnastica artistica. Alcune specialità delle sei sezioni di ginnastica (artistica maschile e femminile, ritmica, trampolino elastico, fitness e ginnastica per tutti) hanno palestre apposite non condivisibili in quanto richiedono l’uso di attrezzi non rimovibili e altezze di soffitto sino a 12 metri, per cui si appoggiano spesso ai palazzetti comunali o palestre scolastiche. Proprio la chiusura delle scuole “ha sviluppato – riferisce Cellamare – nuove reazioni. A livello nazionale, ma anche qui da noi lo hanno chiesto, le società stanno puntando ad avere una struttura sportiva di loro proprietà. Si sta pensando di realizzare strutture tensostatiche con la concessione di terreni, con la clausola dei 99 anni, da parte dei Comuni, con il coinvolgimento della Fgi e del credito sportivo. L’idea è di accelerare il processo di realizzazione per una via diretta di gestione con la federazione ed evitare gare di appalto, sarà poi la federazione a dare in gestione la struttura a una o più società. Non escludo che nei prossimi 2-3 anni possano partire numerose realizzazioni di questo tipo”.
Lo sport, dunque, a qualunque livello e in qualsiasi specialità continua ad insegnare tanto e a donare salute. L’invito unanime è di tornare in palestra. Luoghi tra i più sicuri per il rispetto delle regole. Sempre. Non solo durante la pandemia. Ora tocca ai baresi dimostrare la voglia di mantenersi in forma.

Anna Caiati

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