Scuola, dirigente Liceo Salvemini Bari: «Il green pass funziona, si paga l’inefficienza dei trasporti»

“Tutto Il personale o quasi ha il green pass, ci sono solo tre ‘eccezioni’ ma usano il tampone. Uno di loro ha fatto la prima dose di vaccino. I genitori, entrati oggi a scuola per ragioni di segreteria, hanno tutti il green pass valido. Nessun problema. La piattaforma generale del Sidi funziona. Da questo punto di vista la situazione è abbastanza sotto controllo. Piuttosto sono gli ingressi e soprattutto le uscite scaglionate a creare delle difficoltà organizzative. Mi pare che la scuola paghi l’inefficienza dei trasporti”.

Così la dirigente del Liceo scientifico ‘Salvemini’ di Bari Tina Gesmundo, a proposito del certificato verde e dell’avvio di un anno scolastico che dovrebbe sancire l’abbandono della Didattica a distanza, anche se la situazione presenta ancora qualche margine di incertezza. In realtà nel suo istituto le lezioni sono iniziate già da una settimana grazie a una sperimentazione su base volontaria che ha riguardato alcune classi (gruppi di prime e di terze, i cosiddetti ‘passaggi di cicli’). L’obiettivo è quello di un rafforzamento delle competenze per le terze, soprattutto per matematica, fisica e scienze. Ma è anche un tentativo di recuperare la socializzazione penalizzata pesantemente negli ultimi due anni dalla Didattica a distanza. Sono circa 300 i ragazzi che hanno già cominciato le lezioni. In tutto però l’istituto conta oltre 1.100 studenti. “Il problema adesso non si pone – spiega la dirigente – i numeri sono ancora limitati”. Si porrà con l’avvio ufficiale della scuola, in Puglia dal 20 settembre. “La Prefettura ha disposto ingressi scaglionati, alle 8 e alle 9.40”, continua Gesmundo.

“Le uscite sono previste alle 12 e poi, ogni ora, fino alle 15. Questo crea grossi problemi per una serie di ragioni per cui abbiamo chiesto un incontro al prefetto. Ci sono scuole che hanno 35 ore di ‘curriculo’, altre 32. Si tratta di far uscire i ragazzi in alcuni casi dopo le 15. A casa – evidenzia – arriveranno per le 16 e o le 17, non sappiamo quando troveranno il tempo di studiare. Ci sono una serie di criticità che nell’incontro con il prefetto abbiamo evidenziato”.

Nelle risposte alle faq della Regione Lazio viene prevista “una diminuzione dell’ora a 50 minuti”, sottolinea Gesmundo. “Così i docenti dovrebbero recuperare: ci chiediamo come faranno poichè esclusa assolutamente la Dad. Mi pare – aggiunge – che stiamo pagando noi l’inefficienza dei trasporti. Nell’assetto generale della società e delle famiglie paga sempre la scuola, poichè considerato l’ultimo dei problemi. E’ sempre più delegittimata e diventa sempre più un problema per le famiglie e per tutti. Siamo contenti che non si vada in Dad, certamente – afferma Gesmundo – però ci sono una serie di vincoli che comunque creano difficoltà organizzative”.

In ogni caso la dirigente sottolinea che la fase sperimentale di avvio “è andata molto bene anche perché i ragazzi sono quasi tutti vaccinati, hanno mantenuto tranquillamente il distanziamento e le mascherine, sono molto entusiasti di stare in classe”. In vista del 20 settembre “i piccoli sono stati accolti quasi tutti. Gli altri li riceveremo nel cortile – dice – e i genitori in palestra non entreranno. Per il green pass lo chiederemo ma i docenti e personale Ata ce l’hanno quasi tutti”. Per il controllo “abbiamo due collaboratori che hanno l’applicazione telefonica e poi una cabina di regia nella presidenza”.

A proposito di qualche istituto superiore che, ad esempio in provincia, inizierà subito con una Dad a scaglioni, Gesmundo ha le idee chiare. “Non sono d’accordo con questa scelta, è una cosa che non possiamo fare”. E cita di nuovo le faq della Regione Lazio dove ”non viene pensata, nè preventivata. Chi lo fa, sbaglia. Noi – assicura – non faremo niente in Dad, i ragazzi si adatteranno, faremo ore di 55 e di 50 minuti con qualche recupero di porzioni di ore. La Dad in questa fase va combattuta anche se non demonizzata. Sarebbe facile mettere in Dad il 25% degli studenti e, invece a mio parere, devono rientrare tutti. Ci saranno sacrifici, vorrà dire che i professori ritaglieranno la loro didattica sulla base degli orari, il lavoro a casa verrà dosato. Gli studenti verranno messi nelle condizioni di studiare a casa, terremo conto di tutte le variabili, degli impegni agonistici, del Conservatorio ecc.. Cercheremo di individualizzare le esigenze, se possibile”.

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