I veicoli elettrici pericolosi da fermi e in movimento, soprattutto per i non vedenti

I veicoli elettrici, a quattro ruote e a due ruote, sono sicuramente una bella invenzione in quanto non inquinanti. Allo tesso tempo costituiscono un pericolo. Quando in funzione possono mettere a rischio la vita di una speciale categoria di persone: i non vedenti. Non emettendo alcun rumore – in quanto silenziosi – auto, motocicli o monopattini, non sono individuabili a chi per spostarsi deve, per forza di cose, basarsi sui rumori esterni. Chi non vede e si muove da solo, con l’aiuto di un bastone o un cane guida, usa pure l’udito per evitare i pericoli, soprattutto quelli che possono arrivare improvvisi. In realtà i mezzi elettrici producono uno stridio con l’attrito delle ruote sull’asfalto ma è lieve e viene coperto dai rumori del traffico cittadino, per cui a tutti, persino a chi ha la vista, spesso ha l’impressione che spuntino inaspettatamente. L’assenza di un minimo suono non è il solo aspetto negativo dei veicoli elettrici.

A Bari, costituisco un rischio persino quando sono fermi. Hanno, infatti, “alimentato il parcheggio selvaggio, già ben nutrito da auto e moto guidate da conducenti irrispettosi (la dimostrazione nelle foto allegate). Da luglio 2020, da quando cioè sono arrivati quelli a noleggio, vengono parcheggiati in modo scriteriato ovunque e diventano ostacoli fastidiosi per i pedoni, a cui il marciapiede è da sempre riservato, per le mamme che portano i pargoli nel passeggino e per chi è costretto a muoversi in carrozzina o con l’aiuto di un bastone, mentre sono pericolosi per chi non vede.

Incidenti purtroppo sono già accaduti e non sono pochi. C’è una media di circa una caduta, di un cieco o ipovedente, ogni due-tre giorni, in particolare nelle strade del centro città – fortunatamente senza rovinose conseguenze – molte delle quali denunciate alle Forze dell’Ordine dall’Uic sezione di Bari che lancia l’accorato appello ai cittadini di rispettare le regole sempre e ovunque. A Bari gli iscritti alla Uic (Unione italiana ciechi) territoriale sono circa 300-350, ma in città ce ne sarebbero all’incirca un migliaio, tutti riconosciuti non vedenti o ipovedenti dall’Inps. Una fetta di cittadini piuttosto consistente dunque.

Per noi, i monopattini, sono un problema sia da fermi, quando vengono lasciati in maniera indisciplinata, sia quando sono in movimento – asserisce il presidente Uic territoriale Vito Mancini – Sui marciapiedi sono ostacoli improvvisi se lasciati in maniera inappropriata. E possono far scatenare momenti di forte frustrazione perché non ci sentiamo liberi di poterci muovere dovendo camminare sempre con il timore di trovare un ostacolo che in realtà non dovrebbe esserci. Se dovessero cadere a terra rischiamo di catapultarci con chissà quali conseguenze. La gente purtroppo non riesce a comprendere tutto questo”. Insieme con i monopattini parcheggiati malamente, che diventano barriere improvvise, tali da costituire pericolosi ostacoli per chi ha dovuto imparare a conoscere la strada da percorrere “al buio” per orientarsi memorizzando quelli architettonici (fissi) da evitare, ci sono anche moto, a volte persino auto, parcheggiate sulle strisce pedonali, davanti agli scivoli per disabili e davanti ai cassonetti della spazzatura dove già non mancano sacchetti o ingombranti.

La necessità urgente è quella di sensibilizzare tutti i cittadini al rispetto delle regole e all’attenzione per coloro che hanno bisogno e non sono solo i disabili visivi o motori, ma persino gli anziani. “Queste attenzioni che mancano – spiega il presidente della Uic – non ci fanno stare tranquilli e non ci fanno vivere la città come potremmo e vorremmo. Come Uic organizziamo, per chi usa il bastone per ciechi, corsi di orientamento e mobilità per far conquistare indipendenza. I corsi sono finanzianti con fondi pubblici, consentono di darci autonomia ma così viene meno questo diritto per chi vorrebbe muoversi in tranquillità e sicurezza. Persino i parcheggi davanti ai cassonetti per la raccolta dei rifiuti diventano un ostacolo. Se dobbiamo smaltire un sacchetto dobbiamo stare attenti ad evitarli questi per non parlare di quando gettano i rifiuti fuori dai cassonetti, vicino o sui bidoni, e degli ingombranti. E’ un problema per noi non vedenti che si accentua per ulteriori difficoltà”.

Questa mancata attenzione non solo alle norme del codice della strada, ma a persone più fragili, e che diventa segno di disamore per tutto oltre che inciviltà latente non può continuare ad essere ignorata né tollerata. Da nessuno. Risalire all’autore di un parcheggio selvaggio non dovrebbe essere difficile, nemmeno per i monopattini a noleggio (diverso è il discorso per quelli privati, non avendo targa) visto che il servizio si effettua tramite un’operazione che richiede l’utilizzo di un telefonino e del gps.

Inoltre basterebbero piccole accortezze per poter venire incontro alle esigenze di speciali cittadini che hanno il diritto di essere liberi di muoversi come gli altri. Ad esempio, suggeriscono il presidente Mancini e il vicepresidente Antonio Montanaro, per rendere “rumorosi” i mezzi elettrici basterebbe dotare le ruote – ma l’idea è ancora al vaglio delle case produttrici – installare dei segnalatori ad esempio sulle ruote in modo da avvertire per tempo chiunque guidi (la necessità è anche per i normodotati, ndr) altro veicolo o chi attraversa la strada. “Sarebbe sufficiente anche – aggiunge il presidente Uic – che chi guida il monopattino rallenti non solo in prossimità delle strisce pedonali e che suoni il campanello di cui il mezzo è dotato per rilevare la presenza ed avvertire per tempo, soprattutto se nota qualcuno muoversi con un bastone bianco”.

Altre necessità dei non vedenti e degli ipovedenti riguardano i semafori con segnalatori acustici e i percorsi tattici pedonali a rilievo di cui vi parleremo presto in un altro articolo.

Anna Caiati

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