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Stadi aperti al 75%, il Cts dice sì. Ma gli ultras Bari restano fuori: «Non è decisione contro green pass»

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Dal comitato tecnico scientifico è arrivato nei giorni scorsi il via libera per l’apertura degli stadi al 75% e dei palazzetti al chiuso al 50%, per tutte le regioni in zona bianca. Ora la palla passerà alla politica, che dovrà ratificare il provvedimento; ma ormai sembra cosa fatta. Eppure gli ultras del Bari non ci stanno, e in un comunicato firmato insieme ad altre tifoserie italiane chiedono che il numero venga estero al 100% della capienza di ogni impianto. «Lo abbiamo detto e lo ribadiamo: in presenza di un ulteriore e congruo allentamento delle restrizioni, compatibilmente con le nostre esigenze, rientreremo. E lo faremo da ultras», scrivono i gruppi organizzati biancorossi. In sintesi, per ora gli ultras continueranno a restare fuori dal San Nicola e a non andare in trasferta.

Gli ultras Bari: «La questione non riguarda il green pass»

Un’occasione che gli ultras del Bari colgono anche per far chiarezza su alcune questioni relative alla decisione di non entrare allo stadio, in polemica con le regole Covid che giudicano inique. E, soprattutto, ne approfittano anche per “bacchettare” Luigi De Laurentiis, presidente della SSC Bari, che nei giorni scorsi aveva criticato l’iniziativa dei gruppi organizzati, stigmatizzando chi boicotta l’uso del gree pass.

Seguaci della Nord, Re David e Bulldog 1991, i tre principali gruppi organizzati, in un duro comunicato scrivono: «La nostra presa di posizione non ha nulla a che vedere con la questione “green pass”, bensì con la possibilità di poter essere multati a causa della non osservanza delle norme vigenti legate a capienza ridotta, distanziamento e obbligo di mascherine anche all’aperto e se assembrati. Una regola scarsamente fatta rispettare finora ma che può divenire strumento ricattatorio, con conseguenti contravvenzioni “mirate”, come già avvenuto in alcune piazze».

«Nei nostri confronti solo strumentalizzazioni»

Chiamando in causa direttamente Luigi De Lautentiis, i sostenitori più caldi del tifo barese proseguono: «Nei giorni scorsi siamo stati oggetto di critica da parte dell’opinione pubblica e dell’attuale presidente, proprio a causa di una strumentalizzazione figlia di una scarsa conoscenza della tifoseria, che ha contribuito a creare confusione attorno alla nostra posizione. Non vogliamo le scuse da parte di nessuno ma pretendiamo rispetto per la Curva Nord; pretendiamo rispetto per noi che siamo andati a Marsala, a Cittanova e Troina. Per noi, che per amore paghiamo sulla nostra pelle le nostre gesta, vivendo la nostra passione in un modo definito “discutibile” dai moralisti, ma che mette tutti d’accordo quando si tratta di mostrare una scenografia o una foto della curva in azione».

«Non cerchiamo il nemico fra di noi»

I gruppi della tifoseria organizzata proseguono: «Siamo momentaneamente assenti sugli spalti proprio per evitare che l’eccezione diventi la regola in futuro e l’assurdo trovi sempre più applicazione all’interno del regolamento d’uso di impianto degli stadi. Non essere presenti al nostro posto e non poter essere il “dodicesimo uomo” in campo, per noi è una sofferenza. Non cadiamo, quindi, nella trappola di gente che è solo di passaggio, di chi parla della Curva Nord ma tifa per una squadra diversa dal Bari, o di chi che tratta il Bari più per mestiere che per passione; il vero tifoso del Bari non è quello che alimenta polemiche sterili sul web ma colui che conosce il “San Nicola” come le mura di casa propria. Non cerchiamo il nemico tra di noi solo per il fatto di avere punti di vista differenti».

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