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Presentato il Festival Anima Mea in programma a Bari, Trani, Palo del Colle. Musica antica e respiro contemporaneo in diciannove spettacoli

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Non tutti sanno che la musica «leggera» esisteva anche nel Rinascimento, e che oggi si possono trovare relazioni tra Claudio Monteverdi e Jacques Brel, ma anche tra nuova danza e invenzioni musicali del Barocco. Basta attivare il dialogo tra linguaggi del passato ed espressioni della contemporaneità, marchio di fabbrica del festival Anima Mea diretto da Gioacchino De Padova, un viaggio sonoro e culturale dentro musiche, mondi e memorie giunto alla tredicesima edizione.

La manifestazione, inserita nella Rete dei Festival di musica d’arte Orfeo Futuro, si svolgerà dal 14 ottobre al 10 dicembre a Bari (Circolo Unione), Trani (Palazzo delle arti Beltrani) e Palo del Colle (Chiesa del Purgatorio e Laboratorio Urbano Rigenera) ed avrà tra i protagonisti alcuni interpreti di primo piano della scena musicale internazionale, dal soprano Simone Kermes (artista che incide per la Sony) al flautista Dan Laurin sino allo specialista di viola da gamba Guido Balestracci, che farà rivivere il suono di uno strumento praticamente scomparso come l’arpeggione. Con la musica si toccherà l’universo di Lucrezia Borgia in uno spettacolo originale con l’attrice Nunzia Antonino e gli interventi elettronici di Gianvincenzo Cresta su un repertorio di musiche antiche. E se da un lato si scopriranno compositori poco noti del Sei-Settecento come Giuseppe Porsile e Bellerofonte Castaldi – una biografia, la sua, che sembra uscita da un quadro di Caravaggio – per un altro verso il Festival Anima Mea incontrerà il mondo del teatro in altre modalità. Il celebre duello tra Händel e Scarlatti verrà messo in scena con i pupazzi della Compagnia Burambò, chiamati a commentare la sfida al clavicembalo e all’organo tra Gilberto Scordari e Adrien Pièce. Mentre le antiche danze del XVII e XVIII secolo, dalla sarabanda alla giga, saranno messe in relazione con le creazioni di Elisa Barucchieri, coreografa che parla la lingua dei nostri giorni.

Si diceva che anche nel Cinquecento si ascoltava musica «leggera», produzione all’epoca rappresentata nel Nord e Sud Italia da frottole e villanesche, generi al centro del concerto inaugurale dell’Ensemble Ring Around, di scena il 14 ottobre a Bari (ore 20.30, Circolo Unione) e il 15 ottobre a Trani (ore 20.30, Palazzo Beltrani) con un quartetto di voci composto da Vera Marenco (soprano), Manuela Litro (contralto), Umberto Bartolini (tenore) e Alberto Longhi (baritono).

Sono 11 le produzioni del festival, per complessivi 19 spettacoli di musica (con teatro e danza) che sviluppano oltre 150 ore di esecuzione. Senza contare le 3600 ore di prove necessarie ai musicisti e le 3mila indispensabili agli organizzatori per poter realizzare l’intero cartellone, equivalente ad 87mila chilometri di viaggi, se lo si traduce in distanze che verranno percorse dai quasi 50 artisti impegnati. Perché tutti questi numeri? Per ribadire quanta fatica c’è dietro lo «spettacolo dal vivo», così duramente messo alla prova dalla pandemia.

A sostenere la manifestazione ci sono il Ministero della Cultura, la Regione Puglia (attraverso il bando «Custodiamo la Cultura») e i Comuni coinvolti. E poi, la collaborazione di diversi altri partner culturali, Alliance Française di Bari, Festival Musicale Estense Grandezze&Meraviglie di Modena, le compagnie ResExtensa e Cantieri Teatrali Koreja, le associazioni Sentieri Armonici, Aremu e Linea d’Onda, Palazzo delle Arti Beltrani, Laboratorio urbano Rigenera e Libera Università Domenico Guaccero.

 

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