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Il caso Bolsonaro

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Circa sei mesi fa, durante il vivo della crisi pandemica, all’interno del Senato del Brasile è stata costituita una Commissione Parlamentare d’Inchiesta formata da 11 senatori (chiamata dalla stampa brasiliana CPI Covid) per porre il Presidente Jair Bolsonaro, e tutto il Comitato di emergenza COVID, sotto accusa.

La commissione ha preparato la bozza di un rapporto che dovrebbe essere, salvo sorprese, confermato in via definitiva martedì 26 ottobre. Il leader Bolsonaro, Presidente del Paese dal 1 gennaio 2019, è personalità controversa la cui figura è stata già in passato criticata duramente in merito alla questione della deforestazione dell’area amazzonica o più recentemente per aver posto il veto ad un pacchetto di leggi che avrebbero aiutato donne in difficoltà economica per l’acquisto di assorbenti intimi.

Il documento così redatto dalla Commissione è il risultato di diversi mesi di lavoro, di un gran numero di testimonianze raccolte e centinaia di documenti che cerca di fare luce su quale sia stata la risposta del Governo all’epidemia da Covid, che ad oggi ha mietuto nel paese oltre 600mila vite, a livello globale il secondo peggior dato dopo soltanto gli Stati Uniti.

Stando ad un articolo del Guardian dello scorso marzo, il numero potrebbe essere molto più alto, si calcola che l’86% dei brasiliani abbia avuto un lutto in famiglia o almeno conosca qualcuno che ha perso la vita causa Covid.

La bozza di 1178 pagine accusa il Presidente e il suo Comitato di crimini internazionali contro l’umanità, in particolare di aver usato un approccio completamente antiscientifico e approssimativo nella risposta alla pandemia anzi addirittura di aver sottovalutato la trasmissione del Covid caldeggiando rimedi e medicine alternative ai vaccini, come l’idrossiclorochina, e di aver deliberatamente trascurato la popolazione indigena, cosa che si rifletterebbe sulla percentuale sproporzionata di morti indigene su quelle totali. Queste determinazioni hanno comportato il ritardo di svariati mesi nella distribuzione dei vaccini, inizialmente ignorando le offerte della casa farmaceutica Pfizer, optando per un vaccino Indiano costosissimo e non autorizzato senza che l’affare venisse concluso e poi tornando a trattare l’acquisto da Pfizer.

Nei mesi di picco pandemico i giornali internazionali hanno osservato il Presidente non interrompere mai i suoi comizi politici causando assembramenti di massa, scoraggiare i cittadini dall’uso della mascherina e parlare di medicine non sperimentate come soluzioni per uscire dalla pandemia il tutto esprimendo, senza alcuno scrupolo, scetticismo nei confronti dei vaccini.

Nella versione originale della bozza erano presenti anche i reati di omicidio e genocidio contro le popolazioni indigene, che sarebbero state ancora più marginalizzate da questa situazione; queste accuse sono state poi rimosse prima della presentazione del documento.

Seppur la somma dei capi d’accusa porterebbe ad oltre 100 anni di reclusione, l’inchiesta non ha valore giudiziale spettando questa competenza solo al Procuratore Generale al quale è anche destinata, appare quindi evidente come il documento vada inteso ed abbia valenza esclusivamente politica: i promotori dell’ inchiesta sperano infatti sia di impedire che il Presidente sia rinnovato nella sua carica durante le elezioni del 2022, preferendogli il candidato socialista Lula da Silva, ma soprattutto di dimostrare come ci sia stata una lucida strategia nel ritardare e scoraggiare tutte le misure di sicurezza, compresi i vaccini, al fine di perseguire un’immunità di gregge mai realizzata e liberarsi della pandemia sacrificando migliaia di vite umane.

Ninì Romanazzi

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