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«Colui che non porta la propria croce non può essere mio discepolo», il caffè spirituale di mons. Savino

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CAFFÈ SPIRITUALE
MERCOLEDÌ, 03 NOVEMBRE 2021
MERCOLEDÌ DELLA XXXI SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO DISPARI)
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«L’eterno riposo dona loro, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Riposino in pace. Amen.»

✠ Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

VANGELO
Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.
✠ Dal Vangelo secondo Luca
(Lc 14,25-33).
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

MEDITAZIONE
San Giovanni Cassiano [ca 360-435)
fondatore di monastero a Marsiglia],
Conferenze 3, 6-7; CSEL 13/2, 73-75

Rinunciare a tutti i suoi averi

Ora dobbiamo parlare delle rinunce che secondo la tradizione dei Padri e come afferma l’autorità della sacra Scrittura sono tre. Con la prima disprezziamo tutte le ricchezze e i beni materiali del mondo, con la seconda rinneghiamo le consuetudini passate, vizi e passioni dell’anima e della carne; la terza consiste nel distogliere la nostra anima da tutte le cose presenti e visibili, per contemplare e desiderare soltanto i beni futuri e invisibili. E tutte e tre queste rinunce devono essere attuate contemporaneamente, come leggiamo che il Signore ordinò ad Abramo dicendo: “Esci dalla tua terra e dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre” (Gen 12,1).
Prima disse: “dalla tua terra”, cioè rinuncia ai beni di questo mondo e alle ricchezze terrene; in secondo luogo: “dalla tua parentela”, rinuncia cioè al modo di vivere, alle consuetudini e ai vizi del passato, che fin dalla nascita sono in noi come se fossero nel sangue; in terzo luogo: “dalla casa di tuo padre”, cioè distogli lo sguardo da ogni ricordo di questo mondo che hai sotto gli occhi.
Fissiamo lo sguardo, come dice l’apostolo Paolo, “non sulle cose visibili ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono d’un momento, quelle invisibili sono eterne” (2 Cor 4,18); “La nostra patria è nei cieli” (Fil 3,20). Così, usciremo dalla casa paterna, da chi ci era padre secondo l’uomo vecchio, dalla nascita, quando “eravamo per natura meritevoli d’ira, come gli altri” (Ef 2,3), e volgeremo tutto lo sguardo dell’anima ai beni celesti. Allora il nostro spirito si eleverà al mondo invisibile con la costante meditazione delle divine Scritture e la contemplazione spirituale.

PADRE NOSTRO…

ORAZIONE
Dio onnipotente e misericordioso,
tu solo puoi dare ai tuoi fedeli
il dono di servirti in modo lodevole e degno;
fa’ che corriamo senza ostacoli verso i beni da te promessi.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

✠ Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen.

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«Beati voi, se venite insultati per il nome di Cristo,
perché lo Spirito di Dio riposa su di voi.» (1Pt 4,14)
In Cristo Gesù, nostra Speranza, Via, Verità e Vita, sia benedetta questa giornata.
+ don Francesco

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