Atti intimidatori: Puglia nel 2020 è seconda in Italia

La Puglia è la quarta regione a livello nazionale con il maggior numero di intimidazioni negli ultimi 10 anni (2011-2020) con un totale di 532 intimidazioni. Di queste 11 si sono verificate in comuni che, in un passato più o meno recente, sono stati sciolti per infiltrazione mafiosa.

E’ quanto emerge dal 10 Rapporto “Amministratori sotto tiro”, presentato sui canali social di Avviso Pubblico, alla presenza del ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese. Sono 465 gli atti intimidatori a livello nazionale nel corso dell’anno 2020, il maggior numero di casi è stato censito nelle 4 regioni a tradizionale insediamento mafioso: per il quarto anno consecutivo è la Campania a far registrare il maggior numero di intimidazioni a livello nazionale, con 85 casi censiti (furono 92 nel 2019). Seguono appaiate Puglia e Sicilia con 55 atti intimidatori, che fanno segnare un evidente calo rispetto al 2019, rispettivamente del 23 e del 17%.

La Puglia è la seconda Regione a livello nazionale. Tutte le province italiane hanno fatto registrare almeno un atto intimidatorio o di minaccia nel corso di questi 10 anni. Nella Top-ten ci sono le province di Lecce e di Foggia (rispettivamente al 9 e 10 posto). Sono 14 gli episodi che si sono verificati nelle sole province di Bari e Bat. A gennaio a Cellamare una bomba ha distrutto gli spogliatoi dei campi sportivi e a distanza di qualche settimana è stato compiuto un attentato incendiario contro l’automobile dell’assessore all’Urbanistica, Nicola Digioia, parcheggiata dinanzi l’abitazione della coppia; a Toritto è stata data alle fiamme l’auto del sindaco Pasquale Regina, un episodio analogo si è registrato ad agosto, quando a causa di un incendio, furono provocati danni all’abitazione e all’automobile del responsabile finanziario del comune, Giovanna Bracco; a Bari un autista bus dell’Amtab, l’azienda municipalizzata di Bari incaricata del trasporto pubblico urbano, è stato aggredito da due giovani baresi mentre era in servizio a bordo del mezzo.

L’autista ha riportato la rottura del setto nasale con prognosi di 25 giorni. A febbraio l’unico episodio registrato è a Gioia del Colle dove ad un dirigente del Comune sono state indirizzate due missive cariche di parole d’odio e minacce di morte. A marzo nella sede della Polizia Municipale di Adelfia è divampato un incendio: a provocare le fiamme è stata l’incursione di malviventi, al momento ignoti, che hanno cercato di aprire con la fiamma ossidrica una cassaforte, in cui di solito sono custodite le armi degli agenti; segue un evento a Margherita di Savoia (Bat) dove un incendio doloso ha devastato l’auto della moglie del vicecomandante della Polizia Locale.

A maggio e giugno si sono registrati due eventi a Bitonto, nel Barese: a pochi giorni dall’anniversario della strage di Capaci, furono state distrutte le scritte antimafia, installate in via San Luca, cuore del centro antico della città, ma anche una piazza di spaccio. Le luminarie sono state fortemente volute dal Sindaco Michele Abbaticchio, Vicepresidente di Avviso Pubblico. A giugno, invece, l’assessore al Patrimonio, Domenico Nacci, accompagnato da moglie e figlia di tre anni, è stato fermato da un tifoso che ha indirizzato all’amministratore minacce di morte nel caso in cui non si fossero portati avanti i lavori di rifacimento dello stadio cittadino.

A settembre a Molfetta un pregiudicato ha aggredito due agenti della Polizia Locale. In ultimo, a novembre, sono tre gli episodi che si registrano tutti nella Sesta provincia pugliese: a Trinitapoli è stata incendiata l’auto del dirigente comunale Salvatore Walter Grieco; a Barletta, per aver chiesto che il territorio comunale diventasse zona rossa a causa della diffusione covid, il sindaco Cosimo Cannito è stato ricoperto di insulti e offese su facebook: dopo pochi giorni il primo cittadino è finito nuovamente nel mirino degli odiatori seriali attraverso manifesti funebri affissi all’esterno del camposanto con le scritte “Oggi è venuto a mancare il poco stimato sindaco, nessuno lo rimpiange”.

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