Pesca in crisi: in Puglia persi 18mila posti di lavoro

Tanti i posti di lavoro persi in Puglia nel settore della pesca e per i più svariati motivi: i cambiamenti climatici, le importazioni selvagge di prodotto straniero e la burocrazia impattano sulla sopravvivenza delle 1.500 imbarcazioni pugliesi e sulla salute dei cittadini poiché con la riduzione delle attività di pesca viene meno anche la possibilità di portare in tavola pesce Made in Italy.

Questo è quanto sostiene Coldiretti Impresapesca Puglia in riferimento alle aree di restrizione della pesca istituite nel mare Adriatico. “Le flotte pugliesi – si legge – hanno perso 18mila posti di lavoro con un contestuale aumento delle importazioni passate dal 27 al 33%, servono efficaci sostegni in materia di sostenibilità economica e sociale, con una flotta che ha ormai un età media che si avvicina a 40 anni e addetti che hanno un età media interno ai 51 anni”. Massiccia è cosi la presenza di prodotti alimentari di altra provenienza: “Arrivano dall’estero già 8 pesci su 10 che finiscono sulle tavole. Per non cadere in inganni pericolosi per la salute – afferma il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia – occorre garantire la trasparenza dell’informazione ai consumatori dal mare alla tavola estendendo l’obbligo dell’indicazione di origine anche ai menù dei ristoranti con una carta del pesce”.

Le giornate di effettiva operatività a mare sono scese per alcuni segmenti di flotta a poco meno di 140 di media all’anno, rendendo non più sostenibile l’attività di pesca per una buona fetta della flotta nazionale considerata anche l’assenza di ammortizzatori e di valide politiche di mercato capaci di compensare le interruzioni.

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