Ulivi

L’ambiente è ormai un problema planetario. Si sa anche perché: la tecnologia ha spinto le produzioni e i consumi e quindi anche le emissioni nocive; di ogni tipo. I mammasantissima della Terra -non si sa quanto sinceramente- si dicono preoccupati ma nessuno dice chiaramente che la responsabilità di tanto sconquasso è della tecnologia. Ma come ce ne usciamo? Mica possiamo tornare indietro! I fautori della filosofia semplice quanto micidiale di tecnologia come sinonimo di progresso e che hanno prodotto le plastiche e i gas serra anziché zittire dalla vergogna, si propongono di risolvere loro il problema con le stesse armi con cui lo hanno creato: nuova tecnologia per pulire il pianeta dai disastri che ha provocato: mettiamo la co2 in fondo al mare oppure impieghiamo faraoniche quantità di energia per trasformare quel gas in altro… tutte proposte che hanno degli effetti collaterali noti ed ignoti che, si sa, la tecnologia porta con se come una maledizione biblica.

A Lecce invece alcuni giovani studiosi stomacati dai bla bla bla dei potenti e dei protestatari accomunati da questi temi modaioli, si sono rimboccati le maniche e hanno messo a punto una strategia che hanno chiamato “Alberami” (cofondata da Francesco Musardo uno dei tanti cervelli in fuga poi tornato a casa) che si poggia sulle proprietà ambientali dei nostri ulivi. Una ettaro di uliveto -hanno calcolato molti illustri studiosi di ogni parte del mondo- assorbe e trasforma qualcosa come quindici tonnellate di anidride carbonica l’anno (e lo fanno da secoli; diremmo noi) grazie al fatto che è sempre verde e che ha una chioma ragguardevole. Se poi l’uliveto è condotto con tecniche meno moderne e più sostenibili diviene una risposta decisiva all’intera questione. Se poi, ancora, ricordiamo che sono vari milioni gli ettari destinati a questa cultura capiamo che dietro alla dieta mediterranea non v’è solo un sano modo di cibarsi ma un vero e proprio modello di economia sostenibile. Il Pnrr poteva accorgersi di questa opportunità meravigliosa ma non ne dice una parola; i nostri amministratori potevano suggerire ai burocrati di Bruxelles che con alcune centinaia di euro per albero avremmo fatto nel Mediterraneo quello che nessuno farà mai in nessuna parte del mondo; gli economisti che frequentano i Palazzi oltre che preoccuparsi senza risultati delle grandi imprese e delle banche potevano dire una parola su questa opportunità che, tonificando il reddito di milioni di olivicultori, può rilanciare l’economia del sud d’Europa in modo stabile e duraturo e senza indugiare in bonus e rottamazioni che drogano il Pil a danno del bilancio pubblico attuale e futuro.

Invece nulla … Come se nessun politico voglia sapere che a Lecce una prima risposta concreta all’eccesso del CO2 è già pronta! per loro sono meglio i bla, bla, bla e lasciare le cose come stanno!

Canio Trione

Promo