Crisi associativa, se ne parla al Csv “San Nicola”: «Rimettere al centro le relazioni»

Età media che cresce sempre più, giovani distanti dai temi della solidarietà e della cittadinanza attiva: una crisi identitaria, quella che attraversa il volontariato come un fiume carsico, in tutti i vari settori dell’impegno civico. Le associazioni sono andate nelle direzione dell’isolazionismo, trasformandosi in tante monadi che non comunicano fra loro, creando un corto circuito da cui pare difficile uscire.

Sono i contorni della “crisi associativa” che da anni attraversa il mondo del volontariato. Un tema al centro delle discussioni e delle iniziative del Centro di servizio al volontariato “San Nicola” di Bari, che il 17 novembre ha organizzato un incontro nelle sale del teatro Abeliano con le associazioni, le fondazioni benefiche e gli enti del profit.

«La crisi associativa si avverte in particolare sui rapporti – spiega Rosa Franco, presidente del Csv Bari. Le associazioni sono carenti, sia al loro interno sia nelle relazioni con le altre associazioni e gli enti esterni, nella mancata cura delle relazioni. Si avverte un interesse maggiore per le attività da svolgere rispetto a quanto non si faccia nell’intessere rapporti, non solo con i loro beneficiari, ma soprattutto  fra di loro. In qualche modo, si spoglia l’associazione della propria mission».

Ma il tempo per intervenire c’è ancora: «Questa – continua Franco – non è l’ultima parola. Ci sono strategie, strumenti, strade da percorrere affinché si supporti le associazioni nel percorso di superamento di queste situazioni. Penso a strumenti come corsi di formazione, eventi in cui stare insieme, momenti di progettazione in cui si favoriscono le reti».

E, chiaramente, anche dal mondo del volontariato si guarda al Piano nazionale di ripresa e resilienza con occhio speranzoso. Ma Rosa Franco mette in guarda: che il Pnrr resti un mezzo e non un libro dei sogni inattuabile. «Non bisogna spostare l’interesse – ammonisce la presidente del Csv. Si possono anche fare cose straordinarie che, però, non hanno una ricaduta sul territorio o sulle comunità che serviamo. Si tratta di strumenti, non è il fine del mettersi insieme». 

Un’occasione che, tuttavia, non può non essere sfruttata: «Con questo strumento, però, certamente si possono rivitalizzare le associazioni che in questo periodo hanno patito tanto – il suggerimento di Rosa Franco. Alcune, in particolare quelle che si occupano di minori, anziani, disabili, non hanno potuto frequentare le loro sedi durante la pandemia e hanno bisogno di sostegno. Ci sono, poi, anche associazioni che hanno perso le loro sedi perché non potevano sostenere i costi onerosi. Il Pnrr potrebbe essere una soluzione, ma serve la volontà da parte di ciascuno a mettere in comune esperienze e competenze diverse. “Puglia capitale sociale” ci insegna che possono mettersi insieme profit, no-profit, associazioni, enti locali, settori diversi: se vogliamo perseguire si può partire anche da situazioni totalmente diverse».

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