Giù le mani dalle donne!

C’era una volta una bambina di dieci anni che un giorno a scuola scoprì che la realtà va spesso oltre il “e vissero felici e contenti”, al di là del solito lieto fine che era abituata a sentire nelle fiabe.

Questa bambina sono io, cresciuta in un ambiente sano e sereno, con la possibilità di studiare e di sviluppare la mia conoscenza.

Quando abbiamo studiato, quest’anno, gli obiettivi dell’Agenda 2030 ho scoperto, però, che queste opportunità non sempre vengono garantite. In seguito abbiamo approfondito un traguardo che mi ha incuriosita: il Quinto obiettivo, che pone l’attenzione sulla parità di genere e anche sulla violenza contro le donne.

Credevo che per violenza si intendesse solo quella fisica, ma ho compreso che esiste anche un altro tipo di violenza che agisce tramite le parole, chiamata violenza psicologica.

I dati pubblicati in questi giorni ci dicono che ogni giorno, in Italia, 89 donne sono vittime di reati di genere, reati che comprendono diversi significati della parola violenza. È fondamentale riflettere su questo dato perché, pur trovandoci in un Paese sviluppato dell’Occidente, viviamo in una società che non è ancora capace di proteggere del tutto le donne e i loro diritti.

Esistono posti nel mondo in cui la violenza nei confronti del genere femminile si manifesta anche in una forma diversa, giustificata dalla cultura e dalla religione: in una società patriarcale, in cui il genere maschile detiene il potere e il predominio su determinati ruoli e mestieri. Basta pensare alla situazione che vivono oggi le donne afghane, vittime di limitazioni fisiche e culturali, costrette di nuovo a indossare il burqa, che copre l’intero corpo, lasciando liberi solo gli occhi. A loro, adesso, è di nuovo vietata l’istruzione e quindi bloccata l’emancipazione.

Ho ripensato alla storia di Malala Yousafzai che ha raccontato la sua realtà di bambina pakistana, che ha combattuto per assicurarsi il diritto all’istruzione. Malala scrisse un blog in cui denunciava la condizione della donna in Pakistan, privata anche del diritto allo studio. Per questo fu vittima di colpi d’arma da fuoco da parte di uomini talebani. Ma, con la potenza della volontà, è riuscita in seguito addirittura a vincere il premio Nobel per la Pace, diventando paladina contro la violenza di genere.

Per migliorare queste situazioni esistono diversi strumenti. Partendo, ad esempio, dalla formazione della persona sin dall’infanzia si può cercare di trasmettere valori come quello del rispetto per l’altro e quindi anche per il genere femminile.

È la cultura, secondo me, la chiave per risolvere questo enorme problema.

Credo sia giusto sensibilizzare tutti gli alunni di tutte le scuole, di tutto il mondo. Sapere che esiste la violenza di genere permette a tutti noi di partecipare alla sua soluzione, a piccoli passi, ma a partire da subito.

Bianca Clio Costantini – Classe 1^D I. C. “Mazzini Modugno”, Bari

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