Bari: legale eredi teatro Petruzzelli, arricchimento senza causa non è voluto da noi

“Andremo dal sindaco Decaro. Il teatro Petruzzelli, che adesso vale quasi 200 milioni, stando al giudice, è stato ricostruito senza causa che era il protocollo d’intesa tra il pubblico e il provato, ma questo arricchimento senza causa non è voluto da noi. La famiglia vuole mantenere fede a quel contratto e quindi è come se aspettasse ancora la sposa sull’altare, dove però la Fondazione non vuole venire”. Così a LaPresse l’avvocato Ascanio Amenduni, del foro di Bari, che rappresenta gli eredi Petruzzelli-Messeni Nemagna, proprietari del teatro Petruzzelli della città, convocati per il 9 dicembre prossimo dal sindaco Antonio Decaro per trovare una soluzione alla prosecuzione dell’attività della Fondazione dopo che la Corte d’Appello barese ha riconosciuto che la struttura è di proprietà privata e non del comune.”Andremo certi che rispetterà la par condicio in sede di mediazione per la quale abbiamo chiamato tutti i soggetti interessati dalla recenti sentenze, come la presidenza del Consiglio dei ministri, il ministero dei Beni culturali, la Fondazione Petruzzelli, il comune e la regione Puglia”, sottolinea. “Non basa un dialogo, ma serve – per usare un neologismo – un trialogo, nel senso che il rapporto è plurilaterale ed è stato colpito da fratture, per cui si tratta di un’occasione imperdibile per ricucire tutti gli strappi, perché si è creato un corridoio favorevole a quello che io chiamo accordo 2.0. Il primo risale al 2002, quando ci fu lo storico protocollo d’intesa voluto dal ministro Urbani”, prosegue. “Era una pietra miliare per le parti pubbliche e private e, al tempo stesso, una pietra tombale perché poneva fine a tutte le dispute su ricostruzione e gestione del teatro”, va avanti il legale. “Il protocollo diceva che gli enti pubblici finanziano la Fondazione per tutti i lavori di ricostruzione e la Fondazione, in cambio, gestirà il teatro Petruzzelli in locazione per 40 anni a un canone annuo, pari a 500mila euro, che avrebbe tenuto conto degli oneri di ricostruzione”, spiega Amenduni.”Questo fu il matrimonio pubblico-privato voluto da Urbani e non è stata la famiglia a divorziare da quel matrimonio, ma la parte pubblica che ha intrapreso altre strade tentando l’esproprio due volte, in entrambi i casi annullato da sentenze che hanno detto anche che il protocollo è inefficace. Ma perdere il protocollo è un karakiri perché era una placenta in cui trovavano collocazione ricostruzione e gestione”, conclude.

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