TUTTO QUELLO CHE NON TI DICONO

25 Novembre: Giornata Internazionale sull’eliminazione della violenza sulle donne

Non bisogna ricordare un giorno: e gli altri 364?…

Sino a quando si ricorderà questo giorno, vorrà dire che la violenza sulle donne e la commemorazione dei femminicidi ci saranno ancora.

È necessario parlarne ogni giorno, perché il problema della violenza sulle donne, e un fenomeno frutto di momenti di follia e basta, ha invece radici ben profonde che trovano il loro fondamento nel principio secondo cui gli uomini sono migliori delle donne.

Questo aspetto riguarda la società che da sempre ha messo il maschio al centro della vita familiare, economica, politica, culturale e relazionare. Anche il linguaggio sottolinea questa mentalità con frasi del tipo: ” Auguri e figli maschi” oppure parole presenti solo al maschile per indicare entrambi i generi (“capo”) oppure parole che nella declinazione femminile diventano addirittura offese contro le donne.

Quando una donna si sposa, viene accompagnata all’altare dal padre e “consegnata” al marito: questo rituale ormai senza contenuto conserva ancora una vecchia tradizione patriarcale. Quando ci si siede a tavola si fa sedere ancora al centro l’uomo, solitamente più anziano, nella posizione chiamata appunto “CAPOTAVOLA”, nelle famiglie più tradizionali alla destra e alla sinistra siedono gli altri uomini più giovani. Le donne devono badare al proprio aspetto: essere curate, belle, ordinate, “femminili” ma non troppo, poiché se eccessivamente sensuali si ricevono appellativi volgari sul proprio conto e se malauguratamente si ricevono “apprezzamenti” non richiesti o forme di violenza, si giustificano con la solita frase: “se l’è cercata”.

Come non ricordare a tale proposito, l’episodio accaduto alla giornalista sportiva Greta Beccaglia: mentre stava lavorando,  un “uomo”  (se si può chiamare tale) si sputa su una mano e poi tira uno schiaffo sul sedere della giornalista che in quel momento è in diretta con lo studio diToscana TV. Gli amici ridono e passano oltre, il collega in studio Giorgio Micheletti commenta: “Non te la prendere, non te la prendere”.

È preferibile non aggiungere altro: tanto si è parlato sull’argomento, chiaramente tutto fa parte di un retaggio culturale ormai noto.

La donna porta infatti dietro, una sorta di colpa originaria, nata dalla costola di Adamo che per causa sua ha dovuto abbandonare l’Eden.

È colpa delle donne se vogliono relazionarsi lavorativamente e guadagnare quanto un uomo, è colpa loro se non vogliono essere madri o solo madri, è colpa loro se vogliono avere libertà sensuale come ce l’hanno gli uomini, è colpa loro se quegli stessi uomini decidono poi di lasciarle? È colpa delle donne che vogliono essere libere di decidere della loro vita e alcuni uomini le considerano un “oggetto” da possedere attraverso la violenza?

Tanto è stato fatto dalle donne per arrivare qui ma la strada è ancora lunga e in salita: è necessaria una RIVOLUZIONE del linguaggio, del sistema sociale, della cultura e dell’educazione, e questa rivoluzione, non riguarda solo le donne ma SOPRATTUTTO gli uomini perché, se da anni le donne subiscono tutto questo, LA COLPA NON È LORO.

Irene Bottalico, 3^D scuola secondaria di I grado, I. C. “Japigia 1 -Verga” Bari

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