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Molfetta, il Liceo Ferraris incontra la scrittrice De Biasi

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Riprende nuovamente quest’anno l’attività del “Circolo dei lettori”, formatosi all’interno dell’istituto I.I.S.S. “Galileo Ferraris” di Molfetta, un gruppo di ragazzi e ragazze che attraverso la lettura di libri e d’incontri con gli autori, affrontano tematiche diverse, di attualità o legate ai processi adolescenziali.

Un progetto quindi che accompagna la crescita sociale e intellettuale degli studenti dell’istituto molfettese, fortemente voluto dal dirigente scolastico prof. Luigi Melpignano e portato avanti grazie all’impegno delle docenti prof.ssa Clara Spagnoletta e prof.ssa Beatrice Scava.

Per questo sesto anno di attività, il “Circolo dei lettori” dell’I.I.S.S. “Galileo Ferraris” ha promosso il progetto lettura intitolato: “Siamo noi le storie”.

Durante il secondo appuntamento tenutosi il 3 dicembre presso l’aula magna del liceo OSA “Rita Levi Montalcini”, i ragazzi e le ragazze hanno incontrato Antonella De Biasi autrice del romanzo “Zehra – La ragazza che dipingeva la guerra”.

Dopo la visione del booktrailer e il reading di alcuni estratti del libro che più hanno colpito i ragazzi, la scrittrice e giornalista ha introdotto brevemente la storia di Zhera protagonista del suo romanzo. L’autrice ha da subito evidenziato le diverse problematiche che affliggono il popolo del Kurdistan che non può ascoltare musica curda, non può indossare i colori della tradizione curda, non può parlare la propria lingua.  Zehra attraverso i suoi disegni cerca di combattere questa repressione, anche a costo di essere incarcerata, com’è effettivamente accaduto. Ma anche in carcere non ha mai smesso di disegnare utilizzando un qualsiasi materiale in grado di sprigionare colore, e soprattutto non ha mai abbassato la testa nonostante le umiliazioni e le sofferenze subite ogni giorno.

L’autrice ha da subito evidenziato le diverse problematiche che affliggono il popolo del Kurdistan che non può ascoltare musica curda, non può indossare i colori della tradizione curda, non può parlare la propria lingua e questo solo perché ha avuto la sfortuna di nascere su una terra di confine, un confine d’ideologie opposte. La giornalista si occupa da quindici anni del problema dei curdi che lei stessa considera “un grande rompicapo” soprattutto perché poco studiato.

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