Cassazione civile intasata dai ricorsi: dov’è il problema? I giudici? I troppi ricorsi? E’ salvaguardato il principio della nomofilachia?

Il mio pezzo di oggi.

In Italia si fanno le leggi e poi si trova “la combinazione”. Lo dicono tutti: fatta la legge, trovato l’inganno, Il proverbio è l’adattamento italiano dell’antico motto latino “facta lex inventa fraus”. Per capirci: il nostro parlamento legifera e il nostro ordinamento giudiziario, interpreta, aggiusta, indirizza, non risolve, rimanda, annulla, insomma una cornucopia giuridica e aggiungiamo pure che per garantire il garantismo abbiamo tre gradi di giudizio: 1° grado, Appello e Cassazione.

Poiché siamo un popolo litigioso e per mettere un filtro alle numerose istanze-ricorsi sono stati adottati nel tempo diversi “sistemi di respingimento”, come ad esempio la conciliazione, ma quello che merita più attenzione, perché il presupposto è importante, riguarda l’istituzione della VI sezione di Cassazione, meglio conosciuta come  sezione-filtro istituita dalla legge 18 giugno 2009 n. 69 incaricata di valutare il solo profilo dell’inammissibilità e della manifesta infondatezza o fondatezza.

Tuttavia è noto che da diversi anni la Cassazione sia in grave difficoltà a causa del numero troppo elevato di processi, a volte per questioni di poco rilievo. Cosa fare? Riformare? Altre norme? E se invece la colpa è tutta “italiana”? Prendiamo ad esempio un tema più volte sollevato dalla stessa Corte di Cassazione: le cause per i c.d. reati “bagatellari (I reati bagatellari sono quelli che, per la loro minima lesività, hanno minore rilevanza sociale e possono quindi essere repressi con sanzioni più lievi). Ora mi domando: ma la Cassazione si deve anche occupare di reati cui sono previste sanzioni lievi? La risposta è SI, compete. A tal proposito ricordo che le Sezioni Unite della Corte, con le sentenze di san Martino del 2008 in tema di danno non patrimoniale, avevano indicato una strada: i pregiudizi bagatellari  sfuggono all’area del diritto e rientrano in quella tolleranza che il dovere di solidarietà, previsto dall’articolo 2, impone a tutti. Quindi vanno sentenziate. E allora se ci vanno i “bagatellari” ci va di tutto. Non lamentiamoci.

Non dimentichiamo un altro dato importante: in Italia ci sono troppi avvocati e anche molti abilitati alla difesa in Cassazione. Non è una colpa sia chiaro, ma il sistema va rivisto, eccome.

Ritorniamo alla VI sezione-filtro della cassazione. Funziona? Difficile dirlo se le cause aumentano vertiginosamente. Dovrebbe essere soppressa?  Sulla soppressione della VI Corte ho qualche perplessità poiché a mio parere una funzione-filtro deve essere applicata probabilmente va rivisto il meccanismo, probabilmente. Di certo, in ogni caso, questo non è sufficiente. Lasciamo al suo destino la VI Sezione –filtro, che tra le altre cose è stata molto contestata dall’avvocatura in generale, poichè a mio parere il vero pericolo dei troppi, tanti ricorsi potrebbe riguardare la superficiale applicazione del principio della nomofilachia (vigilare sull’esatta e uniforme interpretazione della legge). Per chiarirci, la nomofilachia è quella funzione esercitata naturalmente e logicamente dal vertice giudiziario, ossia dal giudice destinato a pronunciarsi per ultimo sull’esito del giudizio, Il che dovrebbe anche costituire un deterrente per le parti sin dall’origine della controversia. Ma allora non capisco e mi domando: ma perché tante sentenze in contraddittorio tra loro? A quale principio-valutazione giurisprudenziale si affidano i giudici? Possibile che un giudice debba esprimersi su di un altro giudice che si è dimostrato incompetente?  Dobbiamo laconicamente giustificarci con lo slogan: più pluralismo fa bene alla democrazia!!  Eh no, io credo invece che tali conflitti  potrebbero causare un corto circuito, perché potrebbe accadere che per i troppi processi si faccia poca nomofilachia. E a chi restano i cocci se la quantità fagocita la qualità? E’ questa la giustizia che vogliamo?

Ritengo che il pluralismo delle opinioni sia una ricchezza perché rende fecondo il dibattito, quindi ben vengano gli attori del diritto (parti,avvocati,giudici,cultori del diritto ect.ect.) ma nelle aule di giustizia, e soprattutto in Corte, deve trovare la sua sintesi in una decisione collegiale e non risparmiare sulla competenza di quel giudice che ha deciso ciò che non andava deciso. Non deve sempre pagare il contribuente.

Franco Marella

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