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C’è una petizione per fermare la ratifica del Trattato del Quirinale

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A seguito della firma del “TRATTATO DEL QUIRINALE” del 26 novembre scorso – con il quale il Premier Mario Draghi e il Presidente Francese Emmanuel Macron, hanno dato vita ad un accordo, per una cooperazione bilaterale rafforzata, tra Italia e Francia – il giornale sovranista “l’Ortis”, diretto dall’amico e collega Lorenzo Valloreja, ha lanciato una Petizione Nazionale indirizzata ai Presidenti di Camera e Senato affinché il Parlamento Italiano non ratifichi tale accordo.

Tale contrarietà è stata motivata da Valloreja: «(…) non perché siamo contrari aprioristicamente nei riguardi della Francia, della quale amiamo il popolo e la cultura, ma molto più semplicemente perché siamo ostili alle politiche imperialiste dell’Eliseo che sotto l’amministrazione, prima di Sarkozy e poi di Macron, passando per Hollande, ha saputo dare il peggio di se: si veda,ad esempio, cosa hanno combinato i nostri cugini transalpini in Africa sia con la storia del Franco CFA, sia con la Guerra in Libia. Sono due eventi tragicamente voluti e perpetrati da Parigi che, senza alcuna ombra di smentita, fanno gridare giustizia agli occhi di Dio e degli uomini. Ma, al di là del nostro sdegno, ciò che è più grave di queste ingerenze è che esse hanno generato e continuano a generare, quotidianamente, migliaia e migliaia di profughi i quali non fanno altro che riversarsi in Italia, con buona pace delle amministrazioni transalpine. Dunque, qualcuno può seriamente pensare che una volta ratificato questo trattato la Francia abbandoni il sistema del Franco CFA e faccia di tutto per reinsediare l’Influenza italiana in Libia?».

«Chi dice di sì -prosegue Lorenzo Valloreja- , o è un pazzo, o è in malafede … Parigi, invece, attraverso questo trattato, userà la nostra marina, pagata con i soldi dei contribuenti italiani, per tentare di contrastare nel Mediterraneo Centrale l’espansionismo turco, operazione militare, tra l’altro, già fatta, ad est del Mare Nostrum, con il coinvolgimento della Grecia e dell’Egitto. Insomma, la volontà dell’Eliso di voler interagire con Roma non è data dall’esigenza di fare squadra in chiave antiturca nel Mediterraneo per favorire l’Italia, né tantomeno di perorare la fine dell’austerity, verso i tedeschi, per permettere al PIL italiano di volare. La Francia vuole tutelare solo ed esclusivamente i propri interessi e pretende di avere il mandato in bianco dal nostro Paese per poter giocare, da sola, al tavolo di Bruxelles con una posta raddoppiata». Troppi infatti sono i punti di contrasto con i nostri cugini d’oltralpe:
– Stesse sfere d’influenza:
o Balcani;
o Nord Africa;
o Corno d’Africa;
o Medio Oriente.
– Stessi settori economici:
o Agroalimentare (vedi tra l’altro il Nutri Score voluto dai francesi e discussioni sulle zone di pesca);
o Automotive;
o Energetico (vedi questione del Nucleare per sopperire richiesta di Energia Green)
– Gestione dei flussi migratori.
Tutti problemi che i francesi non hanno mai riscontrato con i tedeschi perché, in primis hanno sfere d’influenza completamente diverse (la Germania, infatti, da sempre guarda all’Europa Centrale, ai Paesi Scandinavi, ai Paesi Baltici, alla Polonia ed all’Ucraina, ma non al Mediterraneo o all’Africa) e poi perché hanno impianti economici altrettanto differenti. Dal canto nostro, poi, dobbiamo tenere anche conto che la Francia, geopoliticamente parlando, ci piaccia o no, è un Paese molto più pesante del nostro:
1. È una potenza nucleare;
2. Siede in maniera permanente nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU;
3. Ha interessi in svariate parti del globo.
«E quando un Paese leggero -prosegue il Direttore del giornale sovranista l’Ortis- si lega ad un altro Stato molto più pesante di esso, con l’aggravante pure di avere interessi completamente configgenti, ecco che il disastro è servito … Patto d’Acciaio Docet! Riguardo poi le figure che hanno sottoscritto un tale Trattato siamo veramente ai limiti della decenzapolitica. Perché affermo questo? Semplice:

1. Il Presidente Mattarella è al termine del proprio mandato, tant’è che siamo nel semestre bianco e entro febbraio avremo un nuovo inquilino al Quirinale. Dunque, un Presidente uscente, benché la legge glielo consenta, non può supervisionare ad un accordo che di fatto condizionerà, le scelte di politica estera del nostro Paese, per i prossimi vent’anni. Questo, semmai, dovrebbe essere il compito di un Presidente che ha davanti a se almeno altri 6 anni di mandato. In definitiva vi è una questione di inopportunità politica;
2. Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, benché sia uomo autorevole in Europa, è stato nominato da Mattarella e votato dal Parlamento per occuparsi dell’emergenza pandemica e della crisi economica da essa scaturita, non per tracciare la politica estera dei prossimi 20 anni. Per fare questo Draghi dovrebbe:
 a. Candidarsi,
b. Presentare tale piano in campagna elettorale e renderlo argomento di discussione;
c. Vincere le elezioni.
Anche in questo caso, dunque, si aprirebbe una questione di opportunità politico/istituzionale. «Ecco perché -conclude Valolreja-, per tutte quante queste motivazioni abbiamo chiesto agli italiani di apporre una firma
alla nostra petizione da presentare ai Presidenti di Camera e Senato affinché il Parlamento italiano possa impedire la ratifica di questo trattato nefasto che nella migliore delle ipotesi ci priverebbe definitivamente della nostra sovranità, nella peggiore ci potrebbe condurre ad un conflitto armato con la Turchia senza trarne, tra l’altro, il ben che minimo vantaggio come le tante commesse militari, già saltate a seguito del nostro avvicinamento a Parigi».

MAURIZIO RANA

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