Patrick Zaki, libero!

Il diritto alle libertà del vivere in contesto civile e civilizzato, non dovrebbe avere colore, non dovrebbe avere nazionalità, non dovrebbe essere politicamente corretto, diversamente è sopruso, è prevaricazione, è un diritto negato. Ma di che diritti parliamo? Il diritto ad essere una persona che esige di avere diritti e doveri. Certo non è un diritto rubare, m anche qui, per alcuni, ci sarebbe da ridire. In Egitto per esempio il diritto all’informazione, alla protesa civile, alla comunicazione di un pensiero è un diritto negato a meno che non sei “una fonte del regime”.

L’Egitto ha molto da farsi perdonare ma gli affari sono affari e davanti ai soldi molti diritti vengono “derubricati” a meri interessi. L’Egitto è un partner privilegiato per l’Italia, molti affari in gioco, anche la compravendita di armi. Pensate che il 23 dicembre del 2020 è avvenuta la consegna all’Egitto di due fregate militari italiane presso i cantieri di Muggiano a La Spezia in Liguria, una passerella-cerimonia passata inosservata, in sordina direi.

Per cui cosa volete che sia la “questione” Regeni o quella di Zaki se non una “questione” derubricata nascosta tra le pieghe di accordi multimiliardari oppure “venduta” per l’onorevole e patriottico sommo  principio che una vita ceduta vale la salvezza di almeno altre mille vite?

Tuttavia è di pochi istanti fa una grande notizia, finalmente!

Dopo quasi due anni di carcere, il tribunale egiziano ha ordinato il rilascio di Patrick Zaki, in attesa dell’udienza di febbraio.

Zaki è libero ma non ancora assolto.

Ma oggi, finalmente, qualcosa di importante si è mosso: Patrick lascia quel carcere in cui è stato imprigionato ingiustamente per quasi 700 giorni per le sue idee, per il suo coraggio, per non piegarsi a un regime iniquo.

Non si combatte per “Zaki” si combatte per la libertà e per quello che rappresenta e da chi è rappresentata.

Franco Marella

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