Covid: contagi in Rssa del Barese, Procura chiede l’archiviazione

Non è possibile contestare il reato di epidemia colposa ai responsabili delle Rssa, dove i focolai Covid esplosi durante lockdown hanno causato centinaia di contagi e decine di morti, “nonostante debba riconoscersi l’insufficienza di molte misure adottate dagli stessi tra marzo e aprile 2020”. 

La Procura di Bari ha chiesto l’archiviazione del procedimento relativo ai due focolai in altrettante Rssa del Barese del gruppo Segesta Mediterranea con 257 contagi complessivi e 47 decessi (130 contagi e 27 decessi nella Rssa “Villa Giovanna” a BARI, 127 contagi e 20 morti nella Rssa “Nuova Fenice” a Noicattaro).

La questione giuridica posta alla base della richiesta di archiviazione è che per l’epidemia colposa, ha chiarito la Cassazione, “non è configurabile la responsabilità a titolo di omissione”. 

Per gli indagati, i due legali rappresentanti della società Segesta, Federico Guidoni e Catina Piantoni, i due coordinatori sanitario e gestionale di Villa Giovanna, Michele Di Tommaso e Tiziana Caselli, e il coordinatore gestionale della Rssa Nuova Fenice Nicoletta Ricco, il procuratore Roberto Rossi aveva anche chiesto l’arresto, rigettato dal gip. 

Nella richiesta di archiviazione, il procuratore ripercorre tutte le presunte “condotte omissive” sulle misure di sicurezza che avrebbero potuto prevenire il rischio di contagio. 

In particolare gli amministratori delle due strutture non avrebbero adibito un’adeguata zona Covid, avrebbero consentito situazioni di promiscuità tra positivi e negativi al virus, proseguendo anche le attività ludico-ricreative, non avrebbero allontanato e sostituito il personale contagiato né fornito i necessari dpi, mascherine e tute.

La Procura parla di “disfunzionalità nella programmazione e nell’attuazione delle diverse tipologie di misure da adottare per evitare il proliferare del contagio da Covid-19”, ma tutto questo non configura un reato.

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