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Diritti negati al confine tra Bielorussia e Polonia

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Il 10 dicembre di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale dei Diritti Umani: la data richiama il 10 dicembre 1948, giorno in cui l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha proclamato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

È vergognoso che ancora oggi i diritti umani, che consentono ad ogni individuo di vivere con dignità, vengano calpestati e violati.

Dura ormai mesi il dramma dei migranti al confine tra Bielorussia e Polonia, un dramma che sembra non avere fine e che tanto stride, per esempio, con l’articolo 14 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, secondo il quale “Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni”.

I migranti arrivano dal Medio Oriente con la disperata speranza di raggiungere il confine della Polonia attraverso la Bielorussia, ma qui, poi, accade qualcosa… la Bielorussia accoglie i migranti e l’esercito li scorta lungo la foresta fino al confine con la Polonia, che nega loro l’accesso. Centinaia di migliaia di persone sono costrette ad accamparsi nella foresta, dove la temperatura di notte scende abbondantemente sotto lo zero.

È ormai chiaro al mondo intero che dietro tutto questo c’è una manovra politica del presidente Bielorusso Aljaksandr Lucašėnka per mettere in difficoltà l’Unione Europea, strumentalizzando vite umane per raggiungere i propri scopi.

Infatti dal 2020 l’UE ha imposto alla Bielorussia delle misure restrittive a causa delle irregolari elezioni presidenziali, sempre del 2020, e della violenta repressione delle manifestazioni popolari che ne è seguita. L’UE non riconosce i risultati di queste elezioni e le restrizioni si sono ulteriormente aggravate imponendo il divieto di sorvolo dello spazio aereo UE e l’accesso agli aeroporti.

La Polonia, da parte sua, impedisce violentemente l’ingresso ai migranti assumendo un atteggiamento fuorilegge nei confronti dell’Unione Europea. I migranti si trovano in trappola tra due eserciti, quello bielorusso, che non li fa tornare indietro, e quello polacco che non permette loro l’ingresso.

Proprio in quella foresta maledetta si è consumata la peggiore delle tragedie. Una famiglia siriana era accampata lì da poco più di un mese e con loro un bambino di appena un anno. Qualche giorno fa il bimbo è stato trovato morto; il suo piccolo e vulnerabile corpicino non ha resistito alle rigide temperature del posto ed è morto assiderato. Accanto a lui i genitori, gravemente feriti, attendevano soccorsi. A fare la tragica scoperta sono stati i medici che prestavano soccorso al confine.

Proprio lì alle porte dell’Europa, alle porte della salvezza, dove i diritti umani sono il principio fondamentale di un sistema internazionale enorme, alle porte di un’idea di vita nuova, alle porte di un sogno che forse non si realizzerà mai!

 

Felicia Cagnetta, classe 2^G ,  scuola secondaria I grado I.C. Mazzini Modugno, Bari

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