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Per i diritti umani, sin da bambini

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Cosa sono i diritti umani? Per noi bambini capirlo non è facile, anzi è molto difficile, perché non riusciamo ad immaginare un mondo diverso dal nostro! Proviamo però a darci una risposta!

I diritti umani sono i diritti fondamentali che ciascuno, bambino, donna, uomo, possiede già dalla nascita; essi sono interdipendenti, indivisibili e intimamente legati e sono necessari per poter vivere. Nessuno al mondo può togliere questi diritti ad un’altra persona. Facciamo qualche esempio: il diritto alla vita, al lavoro, all’istruzione. A quest’ultimo siamo molto legate, perché pensiamo ai nostri coetanei che non hanno la possibilità di andare a scuola, una realtà che per noi sembra scontata!

I diritti umani, come li conosciamo oggi, sono stati definiti solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando iniziò un processo di ricostruzione degli Stati e dei valori con lo scopo di evitare che si ripetesse quanto successo, riunendo tutti i Paesi del mondo sotto un unico ideale.

Si pensò, quindi, che fosse necessario creare “qualcosa” che servisse a difendere i diritti fondamentali di ciascun individuo, senza distinzioni di nessun tipo.

A tale scopo l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò, il 10 dicembre 1948, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Nonostante questo, ancora oggi molte persone e molti Paesi non rispettano i diritti.

Pensiamo alle varie forme di violenza sulle donne, per combattere le quali è stata istituita dall’Assemblea Generale dell’Onu una Giornata Internazionale che si celebra il 25 novembre.

Ma come mai proprio questa data? Essa è stata scelta dall’O.N.U. per commemorare la storia delle sorelle Mirabal, Patria Mercedes, Maria Argentina Minerva e Antonia María Teresa.

Erano tre attiviste che, al termine degli anni Cinquanta, avevano contrastato il regime dittatoriale di Trujillo nella Repubblica Dominicana, venendo poi arrestate, il 25 novembre 1960, mentre si recavano in carcere per trovare i loro mariti, prigionieri politici in quanto oppositori del regime. Trascinate in una località segreta, furono torturate e uccise. Avevano un nome in codice, le “tre farfalle”, che usavano durante le loro attività clandestine contro il dittatore. A far conoscere al mondo intero la loro storia, fu la sorella superstite, Belgica Adele.

Oggi sono numerose le manifestazioni per condannare la violenza contro le donne.

Noi, recentemente, siamo state protagoniste di una di queste, partecipando, con la nostra scuola di danza, ad uno spettacolo per ricordare le donne vittime di violenza.

Abbiamo danzato sulle note della canzone “Mio zio” di Carmen Consoli, che racconta tutta la sua infelicità e la sua rabbia. All’ingresso della sala comunale che ci ospitava, c’erano tanti lumini accesi per ricordare le anime delle vittime e tante scarpette rosse che simboleggiano il sangue versato dalle donne che subiscono violenza. Indossavamo una veste bianca, simbolo di purezza, e avevamo un segno di rossetto rosso sotto l’occhio per ribadire che la violenza non deve essere considerata normale.

Noi ragazze, future donne, dobbiamo imparare ad essere forti e a non abbassare mai la testa davanti alle ingiustizie.

Vorremmo lasciare a tutte le donne questo messaggio: “Se mai abbasserò la testa, sarà solo per ammirare le mie scarpe”.

 

Gabriella De Marco, Letizia Murgolo, 1^ A, Scuola Secondaria I Grado I.C. Mazzini-Modugno, Bari

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