SCUOLA E CIRCOLAZIONE NELL’AREA UNIONE EUROPEA

Rispetto all’anno scorso pare leggermente migliorata, ma sembra evidente come qualcosina ancora vada fatta per mettersi al riparo da eventuali brutte sorprese. Scuola e libera circolazione dentro l’Unione Europea sono due voci importanti per il nostro paese e non solo: la prima sul piano culturale, per formazione le generazioni che verranno, la seconda soprattutto sul piano economico ma anche sociale.
SCUOLA. Un anno e mezzo di pandemia ha cambiato, anzi segnato, migliaia di ragazzi in tutti il Belpaese. Se prima sedersi sui banchi di scuola poteva essere vista da una parte di essi come una scocciatura ed una classica routine, l’inferno delle DAD ha fatto riscoprire a tanti non solo la possibilità di studiare ed imparare, ma soprattutto la voglia di stare insieme: compagni, professori, che poi possono portare ad amicizie, interessi. Perché il confronto face to face non potrà mai essere superato da distanze virtuali. Dove dallo sguardo della lavagna non ci si può più sottrarre utilizzando una webcam. Diciamolo chiaramente: la didattica a distanza è stato soltanto un disperato tentativo per dare un senso ai corsi scolastici ed ai programmi delle varie materie, ma le lezioni in presenza saranno sempre ben altra cosa. C’è da recuperare il tempo perso e non si può paragonare questa istituzione ad un semplice luogo di lavoro: di mezzo ci va la crescita delle future generazioni. Se ci sono positivi la direzione giusta deve essere quella di mettere in quarantena meno alunni possibili, salvo grosse esplosioni di contagi, al momento non previste. Parallelamente, l’auspicio personale è che nel settore dell’istruzione e della ricerca vengano effettuati quei massicci investimenti di cui si sente la mancanza. L’Italia è tra i paesi in Europa che si è svenato meno in tal senso, soprattutto in passato.
LIBERA CIRCOLAZIONE UE. Rispetto ad un anno fa lo scenario è cambiato: il green pass permette, almeno tra Italia ed Europa, di potersi muovere più o meno agevolmente. L’anno scorso non era cosi: voli bloccati, cancellati o revocati, possibilità di viaggio solo per motivi di stretta necessità e tramite tampone. Ma, esattamente come per la scuola, a prevalere rimane la paura. Soprattutto in ambito turistico: delle 30 milioni di prenotazioni previste tra Italia ed Estero qualcuno ha fatto retromarcia o rimane in vigile attesa, avendo necessità di capire cosa potrà accadere nelle prossime settimane, se l’aumento di contagi andrà di pari passo con l’occupazione di posti letto (e relative restrizioni) oppure no. Il nuovo decreto di Draghi – che terrà tutto aperto per i vaccinati sino alla zona arancione, sia pure con restrizioni – vorrebbe provare a dare una mano in tal senso, e questo potrebbe andar bene a proposito di economia interna. Tutto, insomma, per scongiurare chiusure. Ma anche a livello comunitario servirebbe una posizione comune, almeno per quanto riguarda gli spostamenti dentro l’Unione Europea. Basta davvero il green pass col Passenger Locator Form per recarsi in tutti gli stati membri? No. In Portogallo, anche se sei vaccinato, non puoi entrare se non hai anche il tampone. In Bulgaria, se sei nei paesi localizzati come ‘arancioni’, un 5% rischia controlli a campione, in Grecia per entrare serve anche un tampone. In barba a leggi e disposizioni comunitarie: le raccomandazioni sarebbero di diverso avviso. Ecco, da parte dell’Unione Europea bisognerebbe risolvere questi tipi di equivoci perché le regole devono essere uguali per tutti, non ci si può fermare soltanto alle linee guida generali. Serve insomma quello spirito unitario, anche in questa fase critica, che in troppe circostanze (su tutte, gestione flussi migratori) che è venuta meno. Qualcosa pare possa muoversi con l’anno venturo, prendendo in considerazione anche le terze dosi: non resta che attendere. Ma proseguire da parte di taluni con la politica dei paletti dentro i confini comunitari sarebbe imbarazzante.

DOMENICO BRANDONISIO

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