Santa Sede – Città del Vaticano: Chi paga gli stipendi? E quanto guadagna il Papa?

Io credo che la Divina Provvidenza non abbia limiti ma temo che non sia attrezzata per i bonifici o per lo meno non credo sia in grado di produrre ricchezza terrena. Non esiste in Vaticano la possibilità di ricevere un giroconto direttamente dall’Aldilà. Ma allora come si mantiene economicamente la Chiesa? Cominciamo col dire che lo Stato della Città del Vaticano ha la propria banca (lo IOR, Istituto opere religiose) e batte la propria moneta, anche se, per effetto dell’unione doganale e monetaria con l’Italia, adotta l’euro.; poi assume una forma di Stato patrimoniale, il che significa che non esiste la proprietà privata: tutto ciò che c’è all’interno delle mura vaticane fa capo alla Santa Sede. La domanda, però, è come fa il Vaticano a conservare gli immobili, a pagare il clero, a finanziare tutte le sue opere in giro per il mondo?

Vediamo come si mantiene economicamente la Chiesa.

I Patti Lateranensi del 1929

Le prime risorse economiche della Chiesa cattolica arrivano nel 1929, con la convenzione finanziaria tra lo Stato vaticano e il Regno d’Italia inclusa nei Patti Lateranensi firmati dall’allora segretario di Stato della Santa Sede, cardinale Pietro Gasparri e Benito Mussolini in qualità di presidente del Consiglio. Un accordo mediante il quale l’Italia, per aver annesso lo Stato del Vaticano e tutti i beni ecclesiastici sparsi sul territorio nazionale con le cosiddette «leggi eversive dell’asse ecclesiastico», riconosceva alla Chiesa un obolo “una tantum” per  750 milioni di lire di allora e un  coupon del valore nominale di 1.000.000.000 di lire. Una bella botta per allora!!

Comunque,  a parte «una tantum», la Chiesa cattolica si mantiene in forma quasi esclusiva dagli investimenti internazionali mobili e immobili, dalle offerte dei fedeli, dalle rendite ad esempio l’8xmille, dal patrimonio in suo possesso e da ciò che fruttano le 4.649 diocesi riunite nelle 110 Conferenze episcopali sparse in tutto il mondo. Non è poco eh!

Tuttavia una parte importante delle offerte che finiscono nelle casse della Chiesa provengono dal cosiddetto Obolo di San Pietro. Si tratta, come spiega lo stesso Vaticano, «dell’aiuto economico che i fedeli offrono al Santo Padre, come segno di adesione alla sollecitudine del Successore di Pietro per le molteplici necessità della Chiesa universale e per le opere di carità in favore dei più bisognosi». L’Obolo viene gestito dalla Segreteria di Stato vaticana ed è incluso nel bilancio della Santa Sede.

A proposito di bilancio, sempre relativo al 2021, ultimo disponibile, è previsto un deficit di quasi 50 milioni di euro tra le entrate totali di 260,4 milioni e le uscite pari a 310,1 milioni di euro. Il che vuol dire che, senza le offerte dell’Obolo di San Pietro, la Chiesa oggi avrebbe un «buco» di circa 80 milioni di euro. Si tenga conto che la Santa Sede paga ogni anno lo stipendio a circa 5.000 dipendenti. Il 68% delle entrate se ne va in sostegno alla missione apostolica, cioè alle 125 missioni diplomatiche residenti in giro per il mondo, alla comunicazione del Papa e alle altre attività di missione. Il 17% viene speso per la gestione del patrimonio e altri asset e il restante 15% per l’amministrazione e le attività di servizio. Il deficit, tenendo conto dell’attuale trend delle donazioni, viene coperto con le riserve della Santa Sede. Una vera azienda.

Ma la domanda più “struggente” è: quanto guadagna il Papa?

Lo decide lui stesso. Dopo la sua elezione nel 2013, papa Francesco ha riazzerato tutto: Jorge Mario Bergoglio non prende alcuno stipendio ed ha imposto fin dal primo giorno la sua linea di sobrietà, risparmio, trasparenza e carità. Tuttavia, secondo l’allora capo della sala stampa vaticana Joaquin Navarro Valls, papa Giovanni Paolo II – Karol Józef Wojtyła –  non prese mai un soldo nei quasi 27 anni in cui è stato il successore di Pietro. Uno stipendio l’ha avuto, invece, il suo successore Benedetto XVI – Joseph Ratzinger – percepiva 2.500 euro al mese, a cui bisognava aggiungere i diritti d’autore per i suoi numerosi libri pubblicati (tre personali e quattro esortazioni apostoliche prima di essere eletto Papa).

Torniamo dal Santo Padre. Francesco. Egli ha la facoltà, come tutti i pontefici, di attingere dall’Obolo di San Pietro per le Sue necessità. Ma ha abolito il tradizionale bonus di circa 1.000 euro in più al mese per i dipendenti della Santa Sede durante la sede vacante e l’elezione papale e ha tagliato i gettoni di presenza dei cinque cardinali membri della Commissione di vigilanza dello Ior, pari a 25mila euro all’anno (ti pare poco!).

Non fanno parte del suo patrimonio personale (stessa regola valida per i suoi predecessori) i regali che il Papa riceve durante le udienze con capi di Stato o di Governo o con personaggi noti. Quei doni sono diretti, in questo caso, non a Jorge Mario Bergoglio ma a ciò che il Papa rappresenta, quindi al Capo di Stato Vaticano o della Chiesa cattolica. Ed è nelle mani di queste due istituzioni che restano.

I regali più preziosi si possono trovare nella sagrestia di San Pietro o nelle biblioteche o musei vaticani. Altri vengono riciclati o rivenduti.

Invece quel di cui si sa veramente poco e che, per quanto non lo preveda il galateo, Francesco ha già provato a mettere in vendita arazzi, servizi in porcellana, in oro o in argento, stilografiche o quadri vincolando il ricavato all’assistenza ai poveri.

Franco Marella

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