Loseto: In memoria di Giuseppe Mizzi, vittima di mafia, con don Luigi Ciotti e il sindaco Decaro

Domani a Loseto la cerimonia di intitolazione del giardino “Giuseppe Mizzi” alla presenza di don Luigi Ciotti, del sindaco Decaro e della presidente del municipio IV Albergo.

Si terrà domani, venerdì 17 dicembre, alle ore 11.30, la cerimonia di intitolazione del giardino situato in via monsignor Jolando Nuzzi, a Loseto, alla memoria di Giuseppe Mizzi, vittima innocente di mafia.

Alla cerimonia, accanto ai familiari di Mizzi, interverranno il presidente di Libera nazionale don Luigi Ciotti, il sindaco di Bari Antonio Decaro, la presidente del Municipio IV Grazia Albergo e i familiari di Michele Fazio e Gaetano Marchitelli, due giovani vittime innocenti di mafia della città di Bari.

“L’omicidio di Giuseppe Mizzi ha inferto alla nostra comunità una ferita profonda – commenta Decaro – segnando per sempre la storia di un territorio sconvolto anni prima dal delitto del giovanissimo Gaetano Marchitelli. È però dovere delle istituzioni, oltre che onorare la memoria di una persona innocente che ha pagato con la propria vita la brutalità della mafia, continuare a investire sulla legalità, sulla promozione di una cultura non violenta e inclusiva e, soprattutto, sull’educazione dei più giovani.

Intitolare un giardino pubblico a Giuseppe Mizzi, a dieci anni dal suo assassinio, significa renderlo un luogo simbolo della legalità e dell’impegno a contrasto delle mafie e di ogni logica mafiosa: il nostro auspicio è che in questo giardino possa crescere una nuova generazione di uomini e di donne liberi e capaci di scegliere di stare dalla parte giusta”.

Come tristemente noto, Giuseppe Mizzi, padre premuroso e marito esemplare, dedito alla famiglia e al lavoro, fu brutalmente assassinato, all’età di 39 anni, davanti alla sua abitazione il 16 marzo 2011. Dalle indagini giudiziarie è emerso che fu ucciso per un tragico scambio di persona avvenuto durante un agguato mafioso. I suoi aguzzini, Emanuele Fiorentino e Edorado Bove sono stati condannati rispettivamente a 20 e 13 di anni di reclusione, invece il mandante, il boss Antonio Battista, è stato definitivamente condannato all’ergastolo.

Franco Marella

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