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IL CORAGGIO DELLE BAMBINE. Una penna, un libro e uno skateboard per le bambine di Kabul

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Un’incredibile storia di coraggio è raccontata nel documentario Learning to skateboard in a war zone if you are a girl, proposto da ANNIVERDI, il festival diffuso del cinema e delle arti audiovisive organizzato dal Nuovo Fantarca. Protagoniste sono donne e bambine afghane che sono rimaste nel loro Paese ed esercitano i propri diritti nonostante i limiti imposti dai talebani.

Sin dalle prime scene, la regista Carol Dysinger fa intendere che, nonostante i progressi fatti dall’uomo in ogni ambito di vita e in tutto il mondo, oggi “l’Afghanistan è uno dei posti peggiori al mondo in cui nascere donna”. Perché lì le donne sono private di un volto, di una voce, della dignità umana, del pensiero e della volontà.

In questo sorprendente documentario le protagoniste, bambine di soli otto anni, sfidano la sorte con estremo coraggio con due azioni semplicissime ma vietate alle bambine: andare a scuola e fare sport. Ma il desiderio di libertà è più forte della paura. Sono bambine che sfidano un mondo fatto di bombe, di morte, di pregiudizi, dove la parola rispetto non è di casa. Eppure noi sappiamo che il rispetto è un valore necessario per una convivenza senza conflitti, per costruire un futuro e una vita all’insegna della pace.

Pur di affermarsi come persone libere, le protagoniste si rifugiano nello sport. Salire su uno skateboard a loro è vietato, ai maschi è permesso. Anche andare a scuola non è permesso. Così alcune donne hanno creato una scuola dove anche le bambine non solo imparano a leggere e a scrivere, ma anche ad andare sullo skateboard. In questo luogo le bambine sono libere di esprimersi e di affermare la propria personalità. Nello Skateistan di Kabul imparano ad essere audaci anche semplicemente salendo su una tavola con le rotelle. Se cadono si rialzano e questa è la straordinaria risolutezza di ognuna di loro. Lo sport le unisce, è un modo per socializzare, per imparare ad ascoltare, a osservare le regole e a rispettare l’altro. Queste straordinarie “Donne” di otto anni hanno una gran voglia di imparare. La maestra insegna loro ad alzare la mano, a dire ciò che pensano, senza paura. Peccato che per ora possano farlo solo all’interno della scuola. Ma è un seme.

Questo documentario denuncia che ancora nel mondo ci sono dei diritti dimenticati, perduti, smarriti, messi sotto un tappeto come si fa con la polvere.

Nonostante tra gli obiettivi dell’Agenda 2030 ci siano l’istruzione di qualità, la parità di genere e ridurre le disuguaglianze, non si può far finta di niente. Ci sono, purtroppo, dei Paesi dove l’uguaglianza di genere e l’autodeterminazione di tutte le donne è ancora un miraggio.

Vorrei fare un grandissimo applauso alle giovani protagoniste di questo documentario che hanno avuto coraggio! Vorrei ricordare che le donne sono creature straordinarie che portano dentro di loro la vita, la speranza e l’amore.

 

Alessandra Mongelli, classe 2^D, ss1°grado “Michelangelo”, Bari

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