E’ il giorno del Signore, è Natale. Il caffè spirituale di mons. Savino

Molte sono le forme per parlare dell’Incarnazione di Dio, del Natale. Una di queste è il Prologo di San Giovanni che viene proclamato nella Messa del Giorno. Sant’Efrem il Siro, a Natale così cantava: “Quel giorno è simile a te; è amico degli uomini. Esso ritorna ogni anno attraverso i tempi; invecchia con i vecchi, e si rinnova con il bambino ch’è nato … Sa che la natura non potrebbe farne a meno; come te, esso viene in aiuto degli uomini in pericolo. Il mondo intero, o Signore, ha sete del giorno della tua nascita … Sia dunque anche quest’anno simile a te, porti la pace tra il cielo e la terra”.
Nel canto al Vangelo abbiamo detto: “Un giorno santo è spuntato per noi … Oggi una splendida luce è discesa sulla terra”. Il Prologo di Giovanni descrive l’itinerario di questa “luce” che dalle “origini” e dalle “altezze” di Dio “scende” nel mondo per rischiarare le tenebre e ridonare ad ogni persona la possibilità di una nuova vita. Il tema della luce che contrasta con le tenebre percorre interamente il IV Vangelo. Gesù stesso dirà: “Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12).
Giovanni scrive: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. E noi abbiamo contemplato la sua gloria”: introduce il “noi” per designare i credenti associati dall’azione del “vedere” nella contemplazione. Poi afferma: “Dio nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato”. Noi vediamo la “gloria di Dio” nella “carne” di Gesù, nella debolezza umana che il Verbo assume.
Il paradosso che stupisce è che la carne mortale e caduca è epifania di Dio, accadimento che cambia radicalmente la vita di chi crede.
Oltre al contrasto luce – tenebre e al paradosso caducità della carne – gloria di Dio, c’è un altro contrasto: “Veniva nel mondo la luce vera […] Era nel mondo […] eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi e i suoi non l’hanno accolto”. È il mistero del peccato dell’uomo. Il mistero di una libertà tradita ed equivocata.
Quante volte accade di avere la gioiosa possibilità di riconoscere Cristo nelle tante esperienze della vita, eppure non lo riconosciamo!
L’azione della fede è riconoscere: riconoscere e assumere un altro sguardo, un altro cuore, un altro modo di essere nel mondo.
“A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati”: siamo dunque figli di Dio, nella realtà e nella verità.
A noi oggi è dato il compito di rendere testimonianza con le parole e i fatti che “il Verbo che si fece carne” è “quel Bambino adagiato nella mangiatoia”. In Lui troviamo il fondamento, la ragione e il fine della nostra esistenza.
Vi suggerisco di seguire quanto dice San Gregorio Nazianzeno:
“Cristo nasce, rendete gloria.
Cristo discende dai cieli, andate incontro.
Cristo è sulla terra, uomini alzatevi.
Tutta la terra canta il Signore”.

Buon Natale a tutti.

✠ Francesco Savino

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