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Bari, gip su ex dirigente Regione: “Preoccupato di far bonificare ufficio da cimici”

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 “Nel corso delle indagini, Lerario in due ma anche più occasioni, si è preoccupato di far bonificare il proprio ufficio dove erano state sistemate le cimici audio-video”. Lo scrive la gip del tribunale di Bari, Anna Perrelli, con riferimento alla sussistenza del pericolo di inquinamento delle prove per Antonio Mario Lerario, l’ex dirigente della protezione civile della Regione Puglia, arrestato per corruzione a Bari, in flagranza di reato, lo scorso 23 dicembre dai finanzieri, nell’inchiesta sulla realizzazione dell’ospedale Covid nel capoluogo pugliese.

E’ un passaggio dell’ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere – di cui LaPresse ha preso visione – all’esito dell’udienza di convalida, in accoglimento della richiesta del procuratore capo di Bari, Roberto Rossi, e dell’aggiungo Alessio Coccioli. “In data 3 settembre 2021, le captazioni delle conversazioni all’interno dell’ufficio di Antonio Mercurio (indagato a piede libero, ndr) evidenziavano l’esecuzione della bonifica tesa alla disattivazione dei microfoni installati dalla pg anche presso l’ufficio di Lerario in via Gentile”, si legge.

“Come si evince dalla conversazione, dopo aver reciso i collegamenti della periferica, le persone che stanno operando parlano tranquillamente certe di non essere ascoltate: E’ tutto staccato”, riportala gip.”In data 24 novembre 2011″ – si legge ancora nel provvedimento – una persona “rassicura Lerario sulla bonifica già effettuata garantendogli che l’ufficio è privo di microspie e che in ogni caso periodicamente provvederà a ripeterla”.

La conclusione della gip: “Alla luce di queste elementi può dunque affermarsi la disinvolta propensione dell’indagato – che si reputa processualmente accertata e frutto di preordinata strategia -a porre in essere plurimi comportamenti volti a interferire con qualsiasi mezzo e attraverso soggetti collegati, l’attività di indagine, con il risultato altamente probabile di porre a serio rischio l’intera ricostruzione della vicenda investigativa non ancora conclusa: comportamento che diventerebbero plausibilmente certi se si affievolisse lo status custodiae”.

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