In favore dei consumatori. Diritto di chiamata: cos’è e quando va pagato

In primis: Il diritto di chiamata non è altro che la somma che deve essere corrisposta al tecnico specializzato che si reca direttamente presso il domicilio del consumatore per visionare l’elettrodomestico che ha smesso di funzionare. Il diritto di chiamata va infatti corrisposto a prescindere dalla riparazione effettiva del bene.

Occorre precisare prima di tutto che non esiste una legge che stabilisce gli importi dei diritti di chiamata e quali voci compongono questo importo. In genere però è possibile comprendere se l’importo del diritto di chiamata è più o meno esagerato, rivolgendosi alla Camera di Commercio competente per territorio, presso la quale è possibile consultare le tariffe professionali e i costi medi degli interventi da parte dei tecnici. Al tecnico infatti vanno rimborsati quei costi che deve comunque sostenere per verificare se effettivamente c’è stato un guasto oppure no.

Ma il Diritto di chiamata deve sempre essere pagato?

Non sempre ma bisogna controllare la garanzia. Quando si acquista un elettrodomestico, ad esempio, la disciplina di riferimento è quella è il Codice del Consumo (Dlgv.206/2005). Occorre prima di tutto precisare che ai sensi dell’art. 130 del codice del consumo: “Il venditore è responsabile nei confronti del consumatore per qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene. In caso di difetto di conformità, il consumatore ha diritto al ripristino, senza spese, della conformità del bene mediante riparazione o sostituzione, a norma dei commi 3, 4, 5 e 6, ovvero ad una riduzione adeguata del prezzo o alla risoluzione del contratto.”

Per cui se il bene acquistato presenta dei difetti entro il termine biennale di garanzia, il consumatore ha diritto o alla riparazione o alla sua sostituzione senza dover sborsare nulla. Sul consumatore infatti non si possono far gravare le spese per la spedizione, per la manodopera del tecnico che ripara l’elettrodomestico o per i pezzi necessari a ripararlo. In casi come questi quindi il consumatore non deve pagare nulla al produttore e al tecnico inviato dallo stesso per la visione e l’ eventuale riparazione del bene.

Attenzione però, perché la regola appena vista, subisce delle eccezioni in determinati casi, in cui la garanzia non opera. Il primo caso è quello che ha a che fare con un danno puramente estetico. In questo caso in genere dopo una settimana non si può chiedere la riparazione o la sostituzione. Il secondo caso è quello che riguarda, ad esempio, determinati pezzi dell’elettrodomestico, che sono soggetti alla normale usura e che se vengono sostituiti devono essere pagati. Pensiamo ad esempio alla gomma dell’oblo della lavatrice. L’ultimo caso invece in cui non è applicabile la garanzia riguarda quei danni che sono stati provocati dal consumatore.

Dopo avere visto in quali casi il diritto di chiamata è gratuito, non è difficile comprendere che, questo costo deve essere sostenuto dal consumatore quando la garanzia biennale è giunta a scadenza, a meno che non si sia deciso al momento dell’acquisto di pagare un sovrapprezzo per estendere la durata della stessa.

Per cui se la nostra lavastoviglie si guasta dopo la scadenza della garanzia, il tecnico che viene a casa per prendere visione del problema ed eventualmente per risolverlo va pagato.

Comunque è sempre meglio chiedere prima i costi della chiamata, a scanso di equivoci.

Franco Marella

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