Lerario dal gip: “Nessun favore a imprenditore, denaro trovato quando aperto pacco”

Nessun accordo o favore all’imprenditore di Noci e dei 20mila euro non avrebbe saputo niente: quel denaro lo avrebbe trovato solo dopo aver aperto il pacco contenente la carne di manzo, una volta arrivato a casa. Sono questi i chiarimenti che l’ex dirigente della protezione civile della regione Puglia, Mario Antonio Lerario, in carcere dallo scorso 23 dicembre per corruzione, ha offerto alla gip del tribunale di Bari, Anna Perrelli, nel corso dell’interrogatorio da remoto che si è svolto in mattinata, alla presenza del procuratore capo di Bari Roberto Rossi.L’indagato, difeso dall’avvocato Michele Laforgia del foro di Bari, ha risposto alle domande relative ai 20mila euro che, nella ricostruzione dell’accusa, sarebbero stati consegnati dall’imprenditore Donato Mottola di Noci, titolare della Dmeco Engineering, per aver rilasciato una certificazione alla ditta.

Certificazione dovuta secondo Lerario essendo relativa a lavori eseguiti.  Stando a quanto contestato, la somma sarebbe stata consegnata il 22 dicembre, il giorno prima dell’arresto eseguito dai finanzieri in flagranza di reato, di fronte alla scoperta di una busta con 10mila euro accanto al cambio automatico della Bmw, consegnata dall’imprenditore Luca Ciro Giovanni Leccese, di Foggia. La contestazione relativa ai 20mila euro è stata mossa nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere che la gip ha firmato all’esito dell’udienza di convalida dell’arresto per la busta con i 10mila euro.Nel corso dell’interrogatorio di oggi, durato meno di mezz’ora, Lerario ha anche chiarito di aver eseguito assieme all’imprenditore, il 22 dicembre, un sopralluogo nel comune di Terlizzi (Bari) dove erano previsti dei prefabbricati da destinare all’accoglienza dei profughi. Mottola e Leccese sono ai domiciliari dal 26 dicembre scorso. L’interrogatorio di garanzia per entrambi è stato fissato al 4 gennaio.

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