Soggetti fragili: cosa si intende esattamente di questi tempi?

Spesso si sente parlare di soggetti fragili negli ultimi tempi di Covid e di pandemia, in particolare facendo riferimento a una corsia privilegiata o preferenziale per questo tipo di pazienti, che hanno priorità, ad esempio, in ambito vaccinale e curativo e che, oggi, vengono anche chiamati in causa quando si parla di obbligo vaccinale per over 50 e per persone fragili, appunto.

Ma andiamo per ordine e vediamo di capire cosa si intende davvero quando si parla di soggetti fragili.

Quando si parla di soggetti fragili si intendono pazienti spesso affetti da malattie croniche complesse, spesso multiple, con presenza di comorbilità, instabilità clinica, politerapia e con ridotta autosufficienza.

A volte, a queste difficoltà mediche, si possono aggiungere problematiche sociali e familiari che rendono ancor più complesso il trattamento di questi soggetti. In definitiva, dunque, i soggetti fragili sono persone che devono essere tutelate prima e meglio degli altri, poiché sono già compromessi da un punto di vista sanitario, e tendono dunque ad un aggravamento, a maggiori complicanze, a scompensi multipli a cascata, a frequenti ricoveri ospedalieri e a un conseguente maggior rischio di morte o di disabilità.

I soggetti fragili, lo ricordiamo, vivono una condizione in cui coesistono altre patologie, spesso croniche, che richiedono l’utilizzo di diverse terapie farmacologiche insieme a disabilità e a problematiche sociali.

La compresenza di tutte queste condizioni rendono il soggetto vulnerabile, e causano nei soggetti fragili la perdita di una o più capacità funzionali di base.

Ci sono ancora molti dubbi e dispute rispetto a un concetto esatto di soggetti fragili, spesso confuso e contraddittorio. Da un punto di vista giuridico ci viene  in soccorso il combinato disposto degli art. 2 co.2 della Legge n.118 del 30/03/1971, art.3 co.1 della legge n.104 del 5/2/1992 e l’art 3, c.1, lett.”b” DPCM 8 marzo 2020. Ognuno per la propria parte definisce la persona fragile, l’ invalido civile e il portatore di handicap , soggetti fragili affetti da patologie croniche o con multimorbilità, ovvero con stati di immunodepressione congenita o acquisita.

Il Ministero della salute indica soggetti fragili le persone anziane di età superiore ai 70 anni e quelle con patologie preesistenti, come ipertensione arteriosa, problemi cardiaci, diabete, malattie respiratorie croniche, cancro e i pazienti immunodepressi (per patologia congenita o acquisita, trapiantati o in trattamento con farmaci immunosoppressori) come soggetti che hanno maggiori probabilità di sviluppare forme gravi di malattia.

Per poter rientrare tra i soggetti fragili che tu sia portatore di handicap e/o invalido civile è necessaria una certificazione, al fine di poter intraprendere le azioni necessarie a garantire la tutela della propria salute.

Soprattutto in questo periodo pandemico “i fragili” e i loro prossimi congiunti hanno bisogno della massima attenzione, tanto è vero che a tutela di questi soggetti oltre ad una serie di bisogni assistenziali già definiti dalle Asl, possono godere di assenza dal lavoro tramite la certificazione di malattia da parte del Medico di Medicina Generale; di adozione della modalità di lavoro agile (smart working) a seguito di valutazione da parte del Medico Competente, previo confronto con il proprio Medico di Medicina Generale e/o essendo in possesso di documentazione medica attestante la patologia in essere;  proseguimento dell’attività lavorativa presso le sedi dell’Ente con particolari raccomandazioni di tutela addizionali a quelle già previste a seguito di valutazione da parte del Medico Competente in Medicina del Lavoro nominato dal Datore di Lavoro.

Uno Stato civile, non fa distinzione dei propri “figli” tuttavia deve avere una corsia preferenziale per i più deboli poiché sono una risorsa perché grazie a loro ci scopriamo più umani, più inclusivi,  più ”sociali” .

Franco Marella

 

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