Più di 200 scheletri ripescati dal lago Roopkunk Lake. Tante teorie ma poche certezze. Chi sono?

C’è un lago in una delle valli dell’Himalaya indiano, Roopkund  Lake, conosciuto come “lago dei misteri” o “lago degli scheletri” è un lago glaciale d’alta quota sito nello stato indiano di Uttarakhand. Situato sull’Himalaya, l’area intorno al lago è disabitata e si trova all’incirca a un’altitudine di 5020 metri, circondato da ghiacciai disseminati di rocce e montagne innevate.

Nel 1942 il ranger Hari Kishan Madhwal della riserva di caccia del Parco Nazionale del Nanda Nevi notò nelle limpide acque del lago numerosi scheletri umani: teschi, casse toraciche, femori e tanto altro ancora ben conservati. Perché sono li? Le ricerche e il recupero delle ossa furono febbrili, il lago fu setacciato in ogni anfratto alla fine furono contati ben 200 scheletri appartenenti a uomini, donne e bambini. Insieme agli scheletri, furono stati trovati anche manufatti di legno, punte di lancia di ferro, pantofole di cuoio  e anelli.

Gli scheletri sono visibili, per circa un mese l’anno, in agosto, durante lo scioglimento del ghiaccio, nell’acqua limpida del lago poco profondo.

Gli inglesi che all’epoca della scoperta governavano parte dell’India, temendo che si potessero innescare clamori deliranti inneggianti a chissà quale punizione divina, tennero per diverso tempo nascosta la faccenda ma consentendo una serie di studi antropologici. Una prima tesi ma del tutto infondata fu quella di ritenere che gli scheletri appartenessero ad una forza d’invasione giapponese, ma si scoprì che erano troppo vecchi per essere soldati giapponesi.

Quando la notizia si sparse per tutta la vallata gli abitanti del luogo  pensarono si trattasse della leggenda secondo cui il re diKannauj, Raja Jasdhaval, con sua moglie incinta, Rani Balampa, i loro servi, una compagnia di ballo e altri si recarono in pellegrinaggio al santuario di Nanda Devi, e il gruppo affrontò una tempesta con grandi chicchi di grandine, a causa dei quali l’intero gruppo morì vicino al lago Roopkund. Ma dalle analisi effettuate sui molti teschi non ci sono segni di morte violenta a causa della eccezionale grandinata.

E dunque chi sono? A chi appartengono i resti? Come mai si trovano in un luogo così remoto? E da quanto tempo sono lì? Qual è la causa della morte? Tutte domande a cui la scienza sta tentando di dare delle risposte.

Oggi però la tecnologia offre molte armi in più rispetto al passato e gli antropologi sono al lavoro ma il mistero si infittisce sempre di più poiché non riescono a capire, per il momento, le cause della morte. Alcuni resti mostrano evidenti segni di morte violenta altri no.  Gli storici sono tra l’altro convinti che nessun insediamento sia mai stato localizzato in quella zona. Dunque si tratta di viandanti? 200 viandanti? Piuttosto numerosi. Oppure si tratta di un piccola tribù nomade? Per il momento il dato certo e che  nei pressi del lago esiste da tempo immemore un luogo di culto: il santuario di Nanda Devi, la Dea dispensatrice di beatitudine che in realtà  è un massiccio montuoso della catena himalayana. La zona era luogo di pellegrinaggio spirituale oggi è patrimonio dell’Unesco.

Molte sono le teorie che studiosi di ogni dove hanno ipotizzato per far luce per un evento così eclatante. Si è parlato di un gruppo di persone che si sono immolate per un sacrificio umano; si è parlato di una calamità naturale forse una improvvisa pioggia che ha riempito la vallata tanto da impedire ai girovaghi di mettersi al riparo; si è parlato di una epidemia tanto che sapendo di essere contagiosa il gruppo andò a morire per evitare il contagio; si è parlato di un mondo parallelo dal quale apparvero queste persone che scaraventate in un mondo per loro alienato sono morti di stenti. Molto si è detto poco si è ottenuto dalle indagini forense.

Gli scheletri erano stati analizzati con il radiocarbonio, che aveva anche stimato la data approssimativa dell’evento: intorno all’800 d.C. Un nuovo studio del 2019 ha però rimesso in discussione tutto. Lo ha eseguito un team internazionale. Stavolta entra in campo il Dna, eseguito su 38 resti. Sorpresa: sono tre i gruppi genetici differenti: uno delle regioni meridionali dell’Asia, uno dal bacino del Mediterraneo, e un individuo singolo dalla Cina o dal Giappone. Ed è questo, per gli studiosi, il dato più sconvolgente. Come è potuto essere arrivato lì? E in generale, com’è possibile che persone dalle caratteristiche e dalla provenienza così differenti si trovassero tutte insieme, nello stesso punto, nel momento della loro morte?

Ma c’è un ulteriore elemento sorprendente. Non tutti sarebbero morti nello stesso momento. Una parte tra il settimo e il decimo secolo, un altro tra il diciassettesimo e il ventesimo secolo. In epoca quindi relativamente recente. Ma perché uomini di epoche così diverse sono andati incontro a un tragico destino nello stesso luogo in epoche così differenti? C’è abbastanza mistero per sollecitare una nuova indagine. Magari eseguita con tutti i test che le tecnologie dell’investigazione mettono a disposizione. Sì: è proprio un’inchiesta da detective della storia. Ma bisogna fare in fretta. Il lago è diventato anche una meta turistica e qualche escursionista ha cercato di trafugare le ossa. Macabri souvenir.

Franco Marella

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