Consapevoli dell’autismo

Flash mob degli studenti della scuola Michelangelo in occasione della Giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo

Una grande bolla blu è scoppiata nel cortile della scuola Michelangelo mentre risuonavano le note della canzone “Ma il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano. È stata questa la coreografia del flash mob organizzato venerdì scorso per Giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo dagli alunni della Michelangelo tutti vestiti di blu, colore simbolo dell’autismo. L’evento è stato anticipato di un giorno ed ha concluso una settimana di riflessioni sulle tematiche dell’autismo e dell’inclusione. Con questa manifestazione gli studenti hanno voluto incuriosire i passanti per invitarli a diventare anche loro consapevoli dell’autismo.

Nei giorni precedenti, oltre a preparare il flash mob con le professoresse di educazione fisica, i ragazzi hanno approfondito i vari aspetti dell’autismo attraverso dibattiti e riflessioni guidati dalle docenti specializzate.

L’autismo è considerato dalla comunità scientifica internazionale un “disturbo pervasivo dello sviluppo”. Ma grazie a dei video, a delle testimonianze, a dei racconti, i ragazzi hanno capito che se da un lato gli autistici hanno problemi a socializzare con le altre persone, dall’altro lato hanno delle particolari abilità, come ad esempio una buonissima memoria o una forte propensione per la matematica. Nelle conversazioni non sempre capiscono le battute e l’ironia, ma non riescono neanche a dire bugie e questo è sia un vantaggio sia uno svantaggio. Di solito posizionano gli oggetti sempre nello stesso modo che rispecchia un loro schema mentale e li fa sentire sicuri. Per il loro disagio, poi, non guardano quasi mai negli occhi le persone. Tutte cose che si possono gestire se si conosce la difficoltà dell’altro.

Durante la settimana, gli alunni hanno anche realizzato cartelloni e slogan sull’autismo, divertendosi molto. Alcuni hanno fatto un megacartellone collocato nell’atrio della scuola.

Questi giorni sono serviti a riflettere sul fatto che l’autismo non è una malattia, ma un modo di essere che tutti dovrebbero accettare e che si può curare solo con l’amore che ci rende unici.

 

Benedetta Fasana, Diletta D’Inella, Vito Giosuè Sgaramella,

1^B, ss1°grado “Michelangelo”, Bari

Promo