“La pupa e il secchione” = cattiva maestra televisione

La televisione è una grande invenzione. La prima trasmissione in Italia risale al 3 gennaio del 1954. A quei tempi esisteva un solo canale, poi man mano se ne sono aggiunti tanti altri; oggi ne abbiamo una grande varietà e tantissimi programmi televisivi tra cui scegliere. Ecco, il dilemma è proprio quello, saper scegliere.

Un genere molto diffuso negli ultimi anni è quello del reality; c’è ne sono tantissimi: “Grande fratello”, “Isola dei famosi”, “Tempation Island”, “La pupa e il secchione”… Io vorrei soffermarmi proprio su quest’ultimo che va in onda ogni settimana in prima serata su Italia Uno.

Quest’anno è presentato dalla conduttrice Barbara D’Urso; in studio è presente il pubblico e in ogni serata ci sono ospiti come parenti o amici dei partecipanti.

Questi ultimi sono ragazzi e ragazze che vivono in una villa e sono divisi in “pupe” e “secchioni”; l’obbiettivo del programma è quello di trasformare la pupa in una secchiona e viceversa.

L’immagine che viene data dell’uomo e della donna, a mio parere, non è condivisibile perché la bellezza viene considerata sinonimo di ignoranza. Fino all’anno scorso si dava l’ idea della donna bella ma stupida e dell’uomo invece intelligente: una rappresentazione bruttissima della donna che ancora oggi lotta contro la discriminazione in quanto considerata inferiore rispetto all’uomo

In questa edizione hanno inserito anche l’uomo bello ma stupido. L’intento forse era quello di migliorare la visione, ma secondo me hanno solo peggiorato il tutto e spiego anche il perché. Innanzitutto la bellezza è soggettiva ed è assolutamente impensabile e inammissibile far passare il messaggio che una persona meno bella sia più intelligente di una considerata bellissima: il solo pensarlo è offensivo!!!!!

Per me è un programma per niente positivo e infatti, dopo averlo visto un paio di volte, non ho avuto più nessuno stimolo a guardarlo.

Nessuna persona deve essere giudicata solo dall’aspetto esteriore, ognuno di noi ha da insegnare qualcosa all’altro.

Francesca Galtieri, 2^C, scuola sec. I gr. I.C. “Caglie – Manzoni Lucarelli”, Bari

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